( Dalla tua parte - Alessandra Amoroso)
Vi sto scrivendo dopo una delle docce più belle della mia vita, una di quelle l'acqua che scivola addosso si porta via anche i pensieri, una di quelle dove quando esci sei più leggera dentro. Mi sono pure coccolata con il mio rituale post doccia, che non sempre riesco ad eseguire: olio e crema corpo e ora profumo ancora più di buono del solito.
Lavoro su me stessa da sempre; in perenne lotta fra me e me.
Ma in questi giorni di sparizione, di dolore, di pensieri scomposti e attimi rubati sto cambiando.
Sbagliavo il metodo, anzi, non avevo proprio un metodo, ero solo un turbinio di emozioni, di paure e di perenne confusione data da una profonda e radicata non accettazione.
Sto riordinando la mia vita, raccogliendo i miei pensieri, uscendo dai miei schemi, sto imparando ad accettare il dato di fatto che anche io ho dei bisogni ed è giusto dirli, ed è giusto quando si può provare a soddisfarli.
Tutti ti dicono sempre "AMATI!" e credetemi quando vi dico che amarsi in una maniera sana non è così ovvio, non è così facile o scontato.
Mi sono sempre amata tantissimo, ma non nel modo corretto. Mi ero chiusa in un guscio tutto mio dettato dal bisogno di salvaguardarmi, proteggermi, fuggire da tutto quel dolore, dai bisogni negati, dal mio non essere ascoltata e capita.
Così sono finita per smettere di ascoltarmi anche io, per mettere a tacere i miei sentimenti, o bianco o nero, o tutto o niente!
E ce l'ho sempre fatta in tutto, con grandissima fatica, con notti insonni, con i miei periodi super no alternati da periodi super si, fino a che mi sono spaventata.
Capita sapete? Succede che una fa tutto da sola, che riesce a portare a casa obiettivi e risultati, che si mette costantemente in gioco e poi ad un tratto fra una colazione di corsa e l'ennesimo ostacolo da superare, ti blocchi. E con un pugno dritto nello stomaco ti arriva come l'idea che se anche questa volta ce la farai da sola, se anche questa volta sarai in grado di tenere insieme tutti i pezzi, di bastarti dopo non avrei più davvero bisogno di nessuno.
La solitudine, quella nella quale mi sono un po rilegata e un po mi hanno messa, è sempre stata la mia più grande paura. Bastarmi mi ha sempre terrorizzata, posso essere così piena, così ingombrante di emozioni che poi non ci sarebbe stato posto per nessun altro, o ancora peggio l'altro mi avrebbe allontanato e accantonato in un angolo perché troppo. Sono sempre stata definita troppo poco o troppo tanto nella mia vita, forse il vero sbaglio è stato permettere agli altri di definirmi, darmi in pasto al prossimo. Succede...forse un giorno vi parlerò di quel passato ingombrante che mi ha portato ad essere una ragazza tanto sensibile quanto buona quanto spesso infelice.
Ma tornando a noi, sto lavorando con metodo su me stessa.
E' tutto iniziato dalla voglia e il bisogno di stare bene, da una scelta sbagliata agli occhi di tutti ma senza la quale adesso stare ancora peggio e un libro che si può leggere (come tutti i libri d'altronde) solo quando si è davvero pronti di leggerlo non solo con gli occhi e la mente ma anche con il cuore.
Sto riordinando la mia vita partendo dalla mia stanza, chiedendomi se le cose che indosso, se quello che ho intorno mi rendono veramente felice. Sommersa dal disordine dentro ho pensato bene di riversarlo anche nello spazio che abito, nell'ambiente nel quale dormo, nella mia incostanza in tutto ciò che mi spaventa perché mi fa sentire troppo viva, troppo fuori controllo, troppo me.
Non mi ero mai chiesta: ma questa cosa/persona/momento ti rende felice? E tanto più mi ero mai permessa di gettare niente.
Sto assemblando sacchi su sacchi di roba che finirà per essere venduta o donata ai più bisognosi, pezzi pesanti d'infelicità che se ne vanno. Vestiti che non mi fanno sentire felice e tanto meno in pace con me stessa. Oggetti che mi ancorano a un passato che è mio ma che non è più il mio presente e che non mi può rappresentare per sempre!
La cosa bella? Non mi sto concentrando su ciò che lascio, ma su ciò che tengo: me, i miei bisogni che voglio assolutamente scoprire e provare a soddisfare, le mie emozioni positive io che mi sono sempre concentrata su tutto ciò che provo di negativo...che della felicità avevo paura, perché è momentanea, perché poi passa, perché tutto ciò che finisce a me ha sempre fatto male.
Mi ero accorta di non avere quasi più il controllo di nulla; preda solo di sensazioni negative, timori e ansie.
Ma io sono una ragazza pratica, ho grandi doti di problem solving, sono una che lotta, che non molla, che ci sbatte la testa, che cade e si rialza. E ho una gran voglia di stare bene, di equilibrio e pace.
Ho la mia skin care routine quotidiana, la mia tisana con libro la sera, la mia lucina ad unicorno che amo e mi da l'idea che camera mia sia un posto fatato, sto iniziando a prendere piccole decisioni, ho programmato due viaggi, tralasciato la sessione invernale perché ho anche il diritto di riprendermi e non sempre essere forte quando ogni parte di noi dentro è fragile.
Oggi sono andata a correre, si voglio iniziare a correre, ho comprato anche le scarpe apposite e oggi le ho usate per la prima volta, 30 minuti alternando corsa a camminata, ho percorso 2,58km pochissimo per molti ma tantissimo per me...bellissimo!
Ho sempre avuto paura delle sensazioni troppo forti provate dal mio corpo, le ho sempre represse. In verità non ho mai avuto un buon rapporto con la mia esteriorità, mi sono sempre sentita goffa e bruttina, mi sono sempre vergognata delle mie forme e quelle poche volte che mi piacevo e mettevo in risalto il mio corpo arrivavano i giudizi o le critiche. Ma ora basta, ho bisogno di riprendere fiato, di sentire i miei muscoli, di stare all'aria aperta, d'incontrare altre persone mentre sudo e arranco e non vergognarmi o intimorirmi!
Non mi piace correre in sé, mi piace la sensazione che si prova quando si finisce un obiettivo dove ho usato e stancato il mio corpo, mi piace la leggerezza dopo la fatica, mi piace la disciplina che ci vuole!
Oggi sto bene, voglio continuare così...è solo un germoglio di me, me ne voglio prendere cura, voglio fiorire!

Lavoro su me stessa da sempre; in perenne lotta fra me e me.
Ma in questi giorni di sparizione, di dolore, di pensieri scomposti e attimi rubati sto cambiando.
Sbagliavo il metodo, anzi, non avevo proprio un metodo, ero solo un turbinio di emozioni, di paure e di perenne confusione data da una profonda e radicata non accettazione.
Sto riordinando la mia vita, raccogliendo i miei pensieri, uscendo dai miei schemi, sto imparando ad accettare il dato di fatto che anche io ho dei bisogni ed è giusto dirli, ed è giusto quando si può provare a soddisfarli.
Tutti ti dicono sempre "AMATI!" e credetemi quando vi dico che amarsi in una maniera sana non è così ovvio, non è così facile o scontato.
Mi sono sempre amata tantissimo, ma non nel modo corretto. Mi ero chiusa in un guscio tutto mio dettato dal bisogno di salvaguardarmi, proteggermi, fuggire da tutto quel dolore, dai bisogni negati, dal mio non essere ascoltata e capita.
Così sono finita per smettere di ascoltarmi anche io, per mettere a tacere i miei sentimenti, o bianco o nero, o tutto o niente!
E ce l'ho sempre fatta in tutto, con grandissima fatica, con notti insonni, con i miei periodi super no alternati da periodi super si, fino a che mi sono spaventata.
Capita sapete? Succede che una fa tutto da sola, che riesce a portare a casa obiettivi e risultati, che si mette costantemente in gioco e poi ad un tratto fra una colazione di corsa e l'ennesimo ostacolo da superare, ti blocchi. E con un pugno dritto nello stomaco ti arriva come l'idea che se anche questa volta ce la farai da sola, se anche questa volta sarai in grado di tenere insieme tutti i pezzi, di bastarti dopo non avrei più davvero bisogno di nessuno.
La solitudine, quella nella quale mi sono un po rilegata e un po mi hanno messa, è sempre stata la mia più grande paura. Bastarmi mi ha sempre terrorizzata, posso essere così piena, così ingombrante di emozioni che poi non ci sarebbe stato posto per nessun altro, o ancora peggio l'altro mi avrebbe allontanato e accantonato in un angolo perché troppo. Sono sempre stata definita troppo poco o troppo tanto nella mia vita, forse il vero sbaglio è stato permettere agli altri di definirmi, darmi in pasto al prossimo. Succede...forse un giorno vi parlerò di quel passato ingombrante che mi ha portato ad essere una ragazza tanto sensibile quanto buona quanto spesso infelice.
Ma tornando a noi, sto lavorando con metodo su me stessa.
E' tutto iniziato dalla voglia e il bisogno di stare bene, da una scelta sbagliata agli occhi di tutti ma senza la quale adesso stare ancora peggio e un libro che si può leggere (come tutti i libri d'altronde) solo quando si è davvero pronti di leggerlo non solo con gli occhi e la mente ma anche con il cuore.
Sto riordinando la mia vita partendo dalla mia stanza, chiedendomi se le cose che indosso, se quello che ho intorno mi rendono veramente felice. Sommersa dal disordine dentro ho pensato bene di riversarlo anche nello spazio che abito, nell'ambiente nel quale dormo, nella mia incostanza in tutto ciò che mi spaventa perché mi fa sentire troppo viva, troppo fuori controllo, troppo me.
Non mi ero mai chiesta: ma questa cosa/persona/momento ti rende felice? E tanto più mi ero mai permessa di gettare niente.
Sto assemblando sacchi su sacchi di roba che finirà per essere venduta o donata ai più bisognosi, pezzi pesanti d'infelicità che se ne vanno. Vestiti che non mi fanno sentire felice e tanto meno in pace con me stessa. Oggetti che mi ancorano a un passato che è mio ma che non è più il mio presente e che non mi può rappresentare per sempre!
La cosa bella? Non mi sto concentrando su ciò che lascio, ma su ciò che tengo: me, i miei bisogni che voglio assolutamente scoprire e provare a soddisfare, le mie emozioni positive io che mi sono sempre concentrata su tutto ciò che provo di negativo...che della felicità avevo paura, perché è momentanea, perché poi passa, perché tutto ciò che finisce a me ha sempre fatto male.
Mi ero accorta di non avere quasi più il controllo di nulla; preda solo di sensazioni negative, timori e ansie.
Ma io sono una ragazza pratica, ho grandi doti di problem solving, sono una che lotta, che non molla, che ci sbatte la testa, che cade e si rialza. E ho una gran voglia di stare bene, di equilibrio e pace.
Ho la mia skin care routine quotidiana, la mia tisana con libro la sera, la mia lucina ad unicorno che amo e mi da l'idea che camera mia sia un posto fatato, sto iniziando a prendere piccole decisioni, ho programmato due viaggi, tralasciato la sessione invernale perché ho anche il diritto di riprendermi e non sempre essere forte quando ogni parte di noi dentro è fragile.

Ho sempre avuto paura delle sensazioni troppo forti provate dal mio corpo, le ho sempre represse. In verità non ho mai avuto un buon rapporto con la mia esteriorità, mi sono sempre sentita goffa e bruttina, mi sono sempre vergognata delle mie forme e quelle poche volte che mi piacevo e mettevo in risalto il mio corpo arrivavano i giudizi o le critiche. Ma ora basta, ho bisogno di riprendere fiato, di sentire i miei muscoli, di stare all'aria aperta, d'incontrare altre persone mentre sudo e arranco e non vergognarmi o intimorirmi!
Non mi piace correre in sé, mi piace la sensazione che si prova quando si finisce un obiettivo dove ho usato e stancato il mio corpo, mi piace la leggerezza dopo la fatica, mi piace la disciplina che ci vuole!
Oggi sto bene, voglio continuare così...è solo un germoglio di me, me ne voglio prendere cura, voglio fiorire!