Mie amati Lettori Very Superficial, buon Lunedì! Che progetti avete per la settimana? Io solo studiare, studiare e ancora studiare!
Oggi, vi parlo di "Easy" di Tammara Webber, tradotto da M. Cozzi e pubblicato da Leggereditore.
Autrice: Tammara Webber
Titolo: Easy
Casa editrice:Leggereditore
Quando Jacqueline, a discapito dei propri sogni di musicista, seguì il suo fidanzato storico al college non si immaginava di essere scaricata all'inizio del secondo anno accademico. Una rottura che la vide scartata anche dalle compagnie dell'università, che volenti o dolenti si vedono costretti a schierarsi dalla parte di uno dei due. Una sera, dopo essere andata via prima della sua compagna di stanza da una festa, Jacqueline viene aggredita da Buck, un ragazzo che frequenta la stessa confraternita del suo ex fidanzato. Ma per sua fortuna, a salvarla arriva un misterioso sconosciuto che si trovava nel posto giusto al momento giusto. Ora, Jacqueline vuole solo dimenticare quella orribile notte che dentro l'ha cambiata più di quanto lei stessa potesse immaginare. Peccato che, dopo due settimane da quella notte al suo rientro a lezione durante l'ora di economia seduto nei banchi infondo vi è proprio Lucas, il ragazzo che l'ha salvata dallo stupro quella sera. Fra i due ha inizio una strana storia, dove nessuno dei due sa se potersi fidare o no dell'altro.
"Easy" è un libro che fa parte del genere Young Adult, genere che sta spopolando ultimamente. Il titolo è il ritratto del libro. "Easy" è un libro facile da leggere, alcune volte quasi irritanto per la sua facilità. La Webber prova a trattare temi importanti come lo stalking, lo stupro e le molestie sessuali, senza però riuscire ad approfondire realmente tali argomenti. Senza riuscire a dargli il giusto spessore, rendendo l'intera trama vuota e a volte ridicola.
Il personaggio di Jacqueline, così come quello di Lucas, è piatto senza grandi dinamiche sentimentali. Anche il modo in cui si svolge la storia è del tutto prevedibile e non emozionante o coinvolgente.
Insomma, "Easy" è un libro che non mi sento di consigliarvi se non come lettura da ombrellone.
Oggi, vi parlo di "Easy" di Tammara Webber, tradotto da M. Cozzi e pubblicato da Leggereditore.
Autrice: Tammara Webber
Titolo: Easy
Casa editrice:Leggereditore
Collana: Narrativa
Pagine: 299
Prezzo libro cartaceo: € 12,00
Pagine: 299
Prezzo libro cartaceo: € 12,00
Prezzo Ebook: € 3,49
"L'amore non è assenza di logica, ma la logica riesaminata e ricalcolata. Riscaldata e curvata per adattarsi ai contorni del cuore..."
"Easy" è un libro che fa parte del genere Young Adult, genere che sta spopolando ultimamente. Il titolo è il ritratto del libro. "Easy" è un libro facile da leggere, alcune volte quasi irritanto per la sua facilità. La Webber prova a trattare temi importanti come lo stalking, lo stupro e le molestie sessuali, senza però riuscire ad approfondire realmente tali argomenti. Senza riuscire a dargli il giusto spessore, rendendo l'intera trama vuota e a volte ridicola.
Il personaggio di Jacqueline, così come quello di Lucas, è piatto senza grandi dinamiche sentimentali. Anche il modo in cui si svolge la storia è del tutto prevedibile e non emozionante o coinvolgente.
Insomma, "Easy" è un libro che non mi sento di consigliarvi se non come lettura da ombrellone.
Bella gente, buona notte! Lo so, lo so, arrivo in ritardo per scrivere il post settimanale di Listography, ma vi ricordo che qui vige la regola che fino a quando non vado a dormire è ancora il giorno di quando mi sono svegliata ( son peggio del Cappellaio Matto, fatevene una ragione o internatemi :P).
La lista che Nadia ci propone questa settimana è una lista bella tosta, che ci ha messo un po tutti in crisi...(rullo di tamburi)....la lista di oggi riguarda i film preferiti!
In anticipo, vi anticipo ce di sicuro me ne scorderò di elencarne più di millemigliaia (dannata memoria a lungo termine mal funzionante!)...3...2...1...VIA!
Listography #3: Your Favorite Films
300 di Zack Snyder
Elizabethtown di Cameron Crowe
Bride Wars - La mia miglior nemia di Gary Winick
Certamente, Forse di Adam Brooks
Django Unchained di Quentin Tarantino
Big Fish di Tim Burton
Alice in Wonderland di Tim Burton
La Sposa Cadavere di Tim Burton e Mike Johnson
Lilo e Stitch
Mulan
Rapunzel - L'intreccio della Torre
Hunger Games di Gary Ross
The Help di Tate Tylor
Tutta la Saga dei Pirati dei Caraibi
Colazione Da Tiffany di Blake Edwards
Voce del Verbo Amare di Andrea Manni
The First Time di Jon Kasdan
Easy Girl di Will Gluck
Crazy, Stupid, Love di Glen Ficarra e John Requa
Solo un padre di Luca Lucini
Il Lato Positivo - Silver Linings Playbook di David O. Russel
The Wedding Party di Lesly Headland
Now You See Me - I maghi del crimine di Louise Leterrier
Frankestein Jr di Mel Brooks
La saga dei film di Iron Man
La saga di Una Notte da Leoni
3 Uomini e Una Pecora di Stephan Elliott
Il Mio Angolo di Paradiso di Nicole Kassell
Quando Meno Te lo Aspetti di Garry Marshall
Tutti i film non menzionati ma che ci sono e mi verranno in mente appena pubblicato il post, facendomi malamente rosicare...
La lista che Nadia ci propone questa settimana è una lista bella tosta, che ci ha messo un po tutti in crisi...(rullo di tamburi)....la lista di oggi riguarda i film preferiti!
In anticipo, vi anticipo ce di sicuro me ne scorderò di elencarne più di millemigliaia (dannata memoria a lungo termine mal funzionante!)...3...2...1...VIA!
Listography #3: Your Favorite Films
300 di Zack Snyder
Elizabethtown di Cameron Crowe
Bride Wars - La mia miglior nemia di Gary Winick
Certamente, Forse di Adam Brooks
Django Unchained di Quentin Tarantino
Big Fish di Tim Burton
Alice in Wonderland di Tim Burton
La Sposa Cadavere di Tim Burton e Mike Johnson
Lilo e Stitch
Mulan
Rapunzel - L'intreccio della Torre
Hunger Games di Gary Ross
The Help di Tate Tylor
Tutta la Saga dei Pirati dei Caraibi
Colazione Da Tiffany di Blake Edwards
Voce del Verbo Amare di Andrea Manni
The First Time di Jon Kasdan
Easy Girl di Will Gluck
Crazy, Stupid, Love di Glen Ficarra e John Requa
Solo un padre di Luca Lucini
Il Lato Positivo - Silver Linings Playbook di David O. Russel
The Wedding Party di Lesly Headland
Now You See Me - I maghi del crimine di Louise Leterrier
Frankestein Jr di Mel Brooks
La saga dei film di Iron Man
La saga di Una Notte da Leoni
3 Uomini e Una Pecora di Stephan Elliott
Il Mio Angolo di Paradiso di Nicole Kassell
Quando Meno Te lo Aspetti di Garry Marshall
Tutti i film non menzionati ma che ci sono e mi verranno in mente appena pubblicato il post, facendomi malamente rosicare...
"Elogio allo Scarto e alla Resistenza" di M.Grazia Contini
- 00:25:00
- By Federica R
- 4 Comments
Lettori Very Superficial, buon inizio settimana! Come avete passato questo Lunedì? Io molto bene, ho dato un esame che è andato molto bene e mi ha dato molte soddisfazioni personali.
Oggi vi parlo di un saggio che dovetti studiare per dare un esame di pedagogia qualche settimana fa, e che dopo le prime 10 pagine ho iniziato a leggere con passione e amore dimenticandomi (in parte che fossi "costretta" a leggerlo).
"Elogio allo Scarto e alla Resistenza" di M.Grazia Contini e pubblicato da CLUEB.
Autrice: M.Grazia Contini
Titolo: Elogio allo Scarto e alla Resistenza
Scarto e Resistenza, non sono semplici parole. Scarto e Resistenza possono essere anche persone. Persone che per le loro idee, per quello che sono, per la loro salute, per il loro corpo o per le loro credenze sono scartati dalla società, messi in un angolo, denaturizzati della loro dignità e umanità. Scarto che ha un cuore che palpita, elogiato nella sua diversità, nel suo non essere uguale agli altri ma non per questo sbagliato, perché la diversità non è un errore. Resistenza che è una lotta contro la "normalità" standardizzata, che esclude il resto, che si impone eliminando (o più precisamente) scartando tutto ciò che è "diverso". "Elogio allo Scarto e alla Resistenza" è un saggio che mira a fare riflettere il lettore su se stesso e su ciò che lo circonda, che invita ogni essere vivente nella accettazione del prossimo, del diverso, di chi lotta e nel comprendere anche la propria responsabilità personale nella solidarietà con il prossimo.
Esistono libri che ti scavano dentro l'anima, che sembrano quasi in grado di cambiarti le ossa e il metabolismo. Io sono capitata nella lettura di "Elogio allo Scarto e alla Resistenza" per doveri universitari, ma sono bastate poche pagine per rendermi conto della fortuna che ho avuto nel dover leggere questo saggio di natura filosofica e pedagogica.
M. Grazia Contini indaga con molto tatto ed estremo che cosa significhi "essere scarto" ed "essere resistenza", analizzando una società e un educazione pedagogica che tende ad appiattire quelle diversità che ci rendono unici e irripetibili.
Impossibile immergersi in questa lettura senza non finire ad analizzare se stessi e i propri rapporti con ciò che ci è "estraneo". Ed è proprio attraverso la riflessione su se stessi e sul proprio modo di vedere e percepire il mondo, che si può capire in che modo scattano quei meccanismi che ci fanno considerare certe situazioni in un modo o in un altro. Solo conoscendo i propri modi di percepire il mondo, si può andare oltre essi e aprirsi al mondo e quindi all'altro.
Un saggio che è un piccolo tesoro che non fa altro che arricchirci internamente. Vi consiglio vivamente di leggerlo, soprattutto se in prima persona siete coinvolti in responsabilità pedagogiche nei confronti altrui.
Oggi vi parlo di un saggio che dovetti studiare per dare un esame di pedagogia qualche settimana fa, e che dopo le prime 10 pagine ho iniziato a leggere con passione e amore dimenticandomi (in parte che fossi "costretta" a leggerlo).
"Elogio allo Scarto e alla Resistenza" di M.Grazia Contini e pubblicato da CLUEB.
Autrice: M.Grazia Contini
Titolo: Elogio allo Scarto e alla Resistenza
Casa editrice: CLUEB
Collana: Studi e Ricerche sulla Formazione. Saggi
Pagine: 145
Prezzo libro cartaceo: € 12,75
Collana: Studi e Ricerche sulla Formazione. Saggi
Pagine: 145
Prezzo libro cartaceo: € 12,75
Prezzo Ebook: Non disponibile
Esistono libri che ti scavano dentro l'anima, che sembrano quasi in grado di cambiarti le ossa e il metabolismo. Io sono capitata nella lettura di "Elogio allo Scarto e alla Resistenza" per doveri universitari, ma sono bastate poche pagine per rendermi conto della fortuna che ho avuto nel dover leggere questo saggio di natura filosofica e pedagogica.
M. Grazia Contini indaga con molto tatto ed estremo che cosa significhi "essere scarto" ed "essere resistenza", analizzando una società e un educazione pedagogica che tende ad appiattire quelle diversità che ci rendono unici e irripetibili.
Impossibile immergersi in questa lettura senza non finire ad analizzare se stessi e i propri rapporti con ciò che ci è "estraneo". Ed è proprio attraverso la riflessione su se stessi e sul proprio modo di vedere e percepire il mondo, che si può capire in che modo scattano quei meccanismi che ci fanno considerare certe situazioni in un modo o in un altro. Solo conoscendo i propri modi di percepire il mondo, si può andare oltre essi e aprirsi al mondo e quindi all'altro.
Un saggio che è un piccolo tesoro che non fa altro che arricchirci internamente. Vi consiglio vivamente di leggerlo, soprattutto se in prima persona siete coinvolti in responsabilità pedagogiche nei confronti altrui.
Bella gente, lo so che tecnicamente è già Sabato ma da me (nel mio fantastico mondo) non è il giorno seguente fino a che non si va a letto e ci si sveglia il giorno dopo, quindi sono ancora in tempo per bloggare l'appuntamento settimanale di "Listography".
Nadia che è una che ne sa a pacchi e che ha idee geniali, ha creato a posta per noi un bellissimo banner. Se volete aderire al progetto o semplicemente saperne di più, vi invito a cliccarci sopra e sarete subito inviati al suo sito.
Incominciamo....
Nadia che è una che ne sa a pacchi e che ha idee geniali, ha creato a posta per noi un bellissimo banner. Se volete aderire al progetto o semplicemente saperne di più, vi invito a cliccarci sopra e sarete subito inviati al suo sito.
Incominciamo....
Pets you've had and their names
Mordillo per gli amici Lillo. è stato il mio primo grande amore. Il mio primo cane. Lo abbiamo preso quando ero bambina, salvandolo da morte certa visto che la madre (snaturata e anche un po cagna) non lo allattava. Quando è arrivato in famiglia aveva 20 giorni, lo allattavamo con il biberon. La prima cosa che ha fatto è stato vomitare in macchina, fare pipi in macchina e mordicchiare mia mamma. Da li il nome, Mordillo. Ma per noi era semplicemente Lillo. Un bastardino nero con la barbetta bianca. Lillo era un cane strano, contemplava la pioggia guardando fuori dalla finestra, si credeva il capo di casa, pisciava a gogo ogni volta che vedeva S, odiava fare la pipi fuori casa quando fuori faceva freddo. E per chiudere in bellezza, era pure un dormiglione svogliato. Nel tempo i suoi comportamenti peggiorarono e fummo costretti a chiamare una psicologa per cani (ebbene si, esistono) e infine a darlo via. Lo affidammo a una famiglia che abitava in campagna e che aveva 2 bambini. Mi si ruppe il cuore in mille parti. I miei dicono che secondo loro Lillo sia morto, secondo me invece corre ancora felice per le campagne emiliane.
Paco e Paca da I-IV ho avuto 8 pesci rossi nella mia vita, a tutti gli ho dato sempre lo stesso nome (evviva la fantasia) sono tutti morti in maniere tragiche. Uno si suicidò buttandosi fuori dalla boccia. Un altro uccise il suo compagno. Un altro ancora si lasciò morire smettendo di mangiare. Un altro ancora fu Lillo a mangiarlo. Insomma i pesci rossi non erano roba nostra. Dopo la morte di Paca IV smisi di chiederli a mia madre. Attualmente sono tutti sepolti nel giardinetto di casa. Pace all'anima loro.
Minnie un simpatico criceto comprato nella mia fase "Hamtaro" e ad Hamtaro ci assomigliava pure. All'inizio era dolce e docile, poi si trasformò in un criceto Killer. Morsicò più volte la mia cuginetta, mia madre e me. Morì di morte naturale povera, attualmento è sepolta di fianco ai vari Paco e Paca.
Cip e Ciop due inseparabili che mi feci comprare nel mio periodo "romanticona Disney". Durarono veramente poco, anche perchè non erano socievoli come quelli dei cartoni. Cip morì per prima e Ciop si lasciò morire dopo la sua signora. La loro fu una storia d'amore sfortunata cosumatasi in mura per loro ostili.
Bea una dolce ed esuberante cagnolina, spacciataci per Barboncina Toy, ma in realtà dalle dimensioni pareva un cucciolo d'Alano camuffato da Barboncino Toy. Durò in casa nostra il tempo di una notte, prima che mia madre esasperata dal carattere esuberante, capriccioso, viziato della cagnolina la riportò all'allevamento dove l'avevamo presa. Piansi una notte intera per lei, poi mi sentii sollevata. Meno di 12 ore in casa ed era già riuscita a schiavizzarmi e a posizionarsi a un gradino gerarchico sopra il mio. L'allevatrice ci chiamò il giorno della sua vendita (il giorno seguente alla sua restituzione) dicendoci che l'aveva acquistata una famiglia con una bimba autistica che si era innamorata di Bea. Sono felice per loro, almeno così Bea sarà utile e potrà aiutare una bambina a sentirsi meno sola e più amata e perché no, magari ad aiutarla anche ad aprirsi di più al mondo e al contatto.
"La vita ha il significato che ha sempre avuto. È la stessa di prima.Che cosa è la morte se non un incidente insignificante?
- 12:15:00
- By Federica R
- 4 Comments
Dovrei essere dimenticato solo perché non mi si vede?
Sto solo aspettandoti, è un intervallo di tempo (...) Va tutto bene."
( Pastore Henry Scott Holland 1910)
Non la conoscevo benissimo, ma è stata carina e dolce con me in un periodo nel quale io non stavo bene con me stessa e con gli altri.
E così, mi ci sono affezionata.
Pensate che anche se sapeva il mio nome, ogni tanto quando ci incrociavamo in qualche corridoio, mi chiamava "Chicca". Chicca perché i nani, che popolano la mia vita e il mio cuore, le avevano detto di chiamarmi così. E vi giuro che sono poche le persone (e solitamente sono quelle alle quali tengo di più) quelle che mi chiamano con quel vezzeggiativo che S mi attribuì molti anni fa.
Se ne è andata che era giovane, bella e innamorata. Certe malattie sono così, non ti guardano in faccia, non ti chiedono il permesso e se ne infischiano dei tuoi sogni e della tua vita. Semplicemente capitano, ti cambiano e ti possono uccidere.
Come hanno fatto con lei e con altri come lei.
Nessuna giustizia, solo un gioco di probabilità. Un insieme di predisposizioni genetiche, mutazioni biologiche, condizioni ambientali, stili di vita e abitudini alimentari e tanti altri fattori. Nessuna patologia da quella più banale a quella più mortale, agisce secondo giustizia. Eppure, ciò che è successo a lei è una grande ingiustizia, una di quelle che spezza il cuore e ti fa tenere il fiato corto.
Oggi c'è stato il funerale, c'è andato solo mio padre, io non me la sono sentita. Comunque sia, il posto dove si è tenuta la funzione era praticamente attaccato a casa mia. Erano più di 300 persone. Si, le belle persone riescono ad entrare nel cuore di così tanta gente. Le macchine parcheggiate ovunque, tutti pronti a ricordarla e salutarla per un ultima volta. Tutti a pezzi, perché non è colpa di nessuno, ma questa è una ingiustizia e le ingiustizie fanno male un po a tutti.
Sono successe molte cose toccanti che mio padre mi ha raccontato, troppo intime per essere narrate qui. Troppo sue e quindi non ve le dirò, perché è giusto che lei, che ora non ha più niente, le rimanga qualcosa. Non mi va di strumentalizzare il suo dolore, di rendere pubblica la sua intimità. Ciò che riguarda lei, deve rimanere suo.
Però, tutta questa terribile faccenda mi ha fatto riflettere. Riflettere sulla vita, sulla morte e come quella che diventerà la mia futura professione sia collegata ad esse in una maniera devastante.
Virginia Henderson, grande teorica dell' infermieristica nel 1955, scrisse che l'assistenza infermieristica consiste nella "assistere l'individuo sano o malato nell'esecuzione di quelle attività che contribuiscono alla salute o al suo ristabilimento o ad una morte serena..".
Ed è sull'ultima parte, sull'accompagnare ad una "morte serena", che vorrei riflettere con voi.
Cosa significa per voi "una morte serena"? In che modo per voi si può avere ciò?
La morte fa paura, è la cessazione di tutto. Vuol dire non esserci più, essere nulla.
Nell'antichità c'era l' horror vacui, la paura del vuoto, così si riempiva la tela di mille colori e rifiniture pur di non permettere al vuoto di esserci.
Ma la morte porta al vuoto, allo svuotamento di se stessi.
Si cessa di essere.
Si cessa di essere donne, di essere mogli, di essere sorelle, di essere mariti, di essere figli, di essere padri, di essere persone, di essere amati, di essere carne e sangue, di essere parte della vita di qualcuno e della proprio.
Vuoto.
Fa paura non è vero? Vengono quasi i brividi e la nausea al solo pensarci.
Le persone che si dovrebbero accompagnare a quella "morte serena" citata sopra, sono persone (molto spesso) conscie della loro situazione patologica.
La morte se la sentono addosso.
Anche quelle persone che sono tenute all'oscuro della loro patologia, quando essa diventa la futura causa della loro morte, iniziano a capire che c'è qualcosa che non va e che rischiano di morire.
In reparto, spesso, ci troviamo davanti a dei condannati a morte coscienti della loro condanna.
E non possiamo farci nulla.
Non possiamo salvarli anche se vorremmo con tutte le nostre forze. Anche se ci sono medici che restano svegli nottate intere ad aggiornarsi e a sentire colleghi per cercare di scovare fra le mille novità scientifiche quella in grado di risolvere quel particolare tipo di problema. Anche se ci sono infermieri che passano nottate a somministrare antidolorifici al bisogno e a cercare nuove tecniche per fare diminuire il dolore e rendere più facile alcuni gesti della vita quotidiana. Anche quando si lotta con altri infermieri di altri reparti per far anticipare un esame diagnostico o dare la priorità al proprio paziente per una struttura più attrezzata e che si addica di più alla sua attuale situzione di salute.
Niente, siamo umani: medici, infermieri e oss, tutti essere umani non in grado di fare quel miracolo necessario a salvare un paziente affetto da una patologia che lo porterà alla morte.
E la morte non è programmata, nessun medico o infermiere al mondo sarà mai in grado di dire con precisione "lei morirà tal giorno alla tal ora.". I medici danno dei lassi di tempo, variabili e non esatti al 100%. Questo vuol dire che il paziente la morte se la porta ancora più dietro, ancora più dentro. Ogni giorno potrebbe essere l'ultimo. Oggi ci sono, ma domani?
Questo fa perdere il senso della vita a molte persone.
Alcuni pazienti si iniziano a chiedere "Che scopo ha tutto questo? Che scopo ho io?".
Si demoralizzano, si deprimono, mollano la vita ancora prima che essa abbia abbandonato il loro corpo. È un escalation di effetti e azioni che portano la persona a diventare dipendente. Smettono di alimentarsi da soli anche se ne sono in grado, smettono di prendersi cura della propria igiene da soli anche se potrebbero e così via.
L'indipendenza fa parte della vita di una persona, è la propria conquista. È la meta cui si tende da quando si nasce.
È grave quando si smette di lottare per essa.
Quando una persona smette di combattere per la propria indipendenza, allora, la situazione è realmente critica. Non si sta andando in contro a una "morte serena".
Anzi, si è davanti a una persona che si è arresa, che si è svuotata , che si sta dando in pasto al vuoto da sola, prima che sia il tempo a farlo.
È straziante e fa male.
E allora deve essere l'infermiere a prendere per mano e ad aiutare l'assistito. Smuoverlo un poco alla volta, con pazienza, delicatezza e amore. Ristabilire le priorità, e la priorità è che non è finita fin che non è finita. Aiutare la persona a dare un senso a quello che sta succedendo. Aiutare l'assistito a fare pace con il suo corpo traditore e con se stesso, perché noi abitiamo il nostro corpo ma siamo anche esso. Aiutarlo ad accettare la sua condizione.
E, soprattutto, aiutarlo a capire che la sua condizione non cancella quello che è stato, che è e che finché è in vita potrebbe essere.
Si incita la persona non a combattere per la salvezza. Un malato terminale non può salvarsi, sarebbe perfido e maligno, farli credere che possa migliorare le proprie condizioni biologiche fino a giungere a una guarigione che lo allontani dalla imminente dipartita.
È un nuovo tipo di lotta: non si combatte più la morte, la si affronta. La si guarda in faccia, ci si prepara ad affrontarla. Le si da il giusto peso, dando sempre la priorità alla vita.
Si aiuta la persona a mantenere la propria indipendenza il più possibile e per quanto le condizioni lo permettano. Il massimo che riesce a fare è portarsi alla bocca solo un cucchiaioni di pastina? Va bene, allora deve portarselo alla bocca lui quel cucchiaino, lo deve fare per se stesso, per il resto sarà aiutato. Ma così la persona saprà che l'aiuto che riceverà e che riceve gli è dato nel rispetto della sua vita e del suo esserci.
Accompagnare a "una morte serena" vuol dire prendere in considerazione tutti i bisogni della persona e aiutarla secondo le nostre competenze e possibilità (per quanto riguardo ciò che esula dalle mere tecniche infermieristiche). Vuol dire essere la sua mano quando lui vuole scrivere ma non riesce e non c'è nessun familiare che possa aiutarlo. Significa ascoltare le sue paure e combattere assieme quelle che si possono superare. Vuol dire aiutare le persone che ama e che lo amano a stargli accanto, ad aver la forza necessaria per affrontare quello che verrà, vuol dire ascoltare anche le loro paure.
Non ci si prende cura solo del malato, ma della persona che è e dei suoi affetti.
Si accetta che per ognuno andare incontro a "una morte serena" significhi qualcosa di diverso e di personale. Anche la morte, così come la vita è qualcosa di intimo e soggettivissimo.
Un bravo infermiere (e di questo ne sono pienamente convinta perché l'ho visto con i miei occhi) è quello che sa quando parlare e quando tacere, e in certi casi l'assenza delle parole dice molto più delle parole stesse. A volte basta un gesto per far diminuire l'intensità della paura e far giungere la persona a una "morte serena". Come quando mentre aspetti che arrivino i parenti chiamati per dare un ultimo saluto considerata la criticità delle condizioni del assistito, la persona ormai senza più forze per parlare e dilaniata dalla paura e dalla perdita e molto spesso dal dolore, ti stringe la mano e tu stringi la sua. Non lo lasci solo e alcune volte capita che mentre stringi quella mano, la persona smetta di essere, muoia.
Ci sono dei master per infermieri che si occupano dell'assistenza alle persone al termine della loro vita. Non è facile affrontare tutto ciò, ancora più difficile è aiutare qualcuno che sta vivendo la fine della propria vita. E ancora più difficile è affrontare i minuti dopo, quando ci si ritrova davanti i parenti e gli affetti della persona. Aiutarli a sopportare il dolore, quello che si porteranno a casa, quello che gli accompagnerà per chi sa quanto tempo.
Aiutarli anche stando in silenzio, ascoltandoli, toccandoli.
Cosa si può dire d'altronde a una persona che ha appena perso l'amore della propria vita? O cosa si può dire a una madre o a un padre che hanno appena perso il figlio o la figlia?
Gli si può solo stare vicini. Rispondere alle loro domande per quello che riguarda le proprie competenze. La persona ricoverata, il nostro paziente, ha la precedenza, ma una volta che lui non c'è più l'infermiere deve accompagnare chi lo ha amato ad accettare "serenamente" (per quanto è possibile) la morte della persona amata.
Si, la vita e la morte sono collegate e indivisibili, entrambe estremamente complesse.
Ma c'è sempre una fortuna nella sfortuna, la morte (così come la vita) la si può affrontare con le persone che amiamo e con quelle che mettono tutte loro stesse nell'assisterci e aiutarci in quei momenti, la fortuna è non essere dimenticati e amati sia prima che dopo la fine.
Lettori Very Superficial, Buon Lunedì! :) Ed eccomi che come promesso son qui a scrivere una recensione di Lunedì :) Yuppyyy!
Oggi vi parlo di "Ragazze di Riad" di Alsanea Rajaa, tradotto da V. Colombo e B.M Smiths-Jacob, pubblicato da Mondadori.
Autrice: Alsanea Rajaa
Titolo: Ragazze di Riad
Per rendere giustizia al libro vi incollo la recensione ufficiale.
"Quattro giovani studentesse universitarie, di famiglie ricche e privilegiate, alla ricerca del vero amore. La città in cui vivono, però, è Riad, capitale dell'Arabia Saudita, e la società nella quale si muovono impone loro un numero infinito di regole e comportamenti, spesso dettati dalla famiglia o dalla comunità che non tengono in considerazione i loro desideri. Attraverso resoconti di un'anonima narratrice, che invia i propri scritti via internet, l'unico mezzo di comunicazione privata possibile, prendono forma le storie di Qamra, in continua lotta contro le tradizioni familiari e contro la propria debolezza; di Michelle, per metà araba e per metà americana, incapace di sopportare le restrizioni della società saudita e per questo vittima della maldicenza; di Sadim, ferita da un amore che la condizionerà per la vita; e di Lamis, forte e determinata a conquistare sia l'uomo di cui si è innamorata sia la libertà in un altro paese. Ragazze che condividono la medesima estrazione ma che hanno desideri e caratteri differenti, e per questo riescono a creare una loro piccola comunità, a farsi forza l'una con l'altra, a imparare dagli errori altrui in un contesto che ne permette pochissimi a chi cerca l'indipendenza. Opera di una studentessa venticinquenne, "Ragazze di Riad" è un romanzo incredibilmente onesto sulla condizione femminile in una società come quella saudita, e per questo ha subito forti censure in patria. Ma è anche, e soprattutto, un racconto sulla ricerca dell'amore a tutti i costi".
"Ragazze di Riad" è un libro che parla di amore e della ricerca di esso da parte di 4 ragazze dell'alta società saudita. Ma il libro, scritto in forma di continue email da parte di una fonte anonima e amica delle 4 protagoniste, tratta soprattutto (in maniera molto leggera, frizzante e toccante) l'essere donne e il sentire l'amore.
Alsanea Rajaa ci parla della società Saudita, dei matrimoni combinati, delle discriminazioni sociali che subiscono le donne e dell'autorità assoluta che hanno gli uomini della famiglia.
Non vi voglio troppo sbilanciare nel parlarvene visto che recensire questo libro vuol dire anche spoileraro.
Quel che posso dirvi è che "Ragazze di Riad" è un libro che mette in evidenza come l'essere donne vada oltre la società di provenienza, il paese di origine e le credenze, essere donne prima di tutto vuol dire essere umani.
Oggi vi parlo di "Ragazze di Riad" di Alsanea Rajaa, tradotto da V. Colombo e B.M Smiths-Jacob, pubblicato da Mondadori.
Autrice: Alsanea Rajaa
Titolo: Ragazze di Riad
Casa editrice: Mondadori
Collana: Oscar Grandi Bestseller
Pagine: 319
Prezzo libro cartaceo: € 12,00
Collana: Oscar Grandi Bestseller
Pagine: 319
Prezzo libro cartaceo: € 12,00
Prezzo Ebook: € 6,00
“Quanto all’amore lotterà ancora per spuntare in Arabia Saudita . Si
può percepire nei sospiri degli uomini annoiati seduti da soli nei
caffè, negli occhi delle donne velate che camminano per le strade, nelle
linee telefoniche che, dopo mezzanotte, sbocciano alla vita, nelle
canzoni tristi , troppo numerose per essere contate, scritte dalle
vittime dell’amore non sanzionato dalla famiglia, dalla tradizione,
dalla città: Riad.”
Per rendere giustizia al libro vi incollo la recensione ufficiale.
"Quattro giovani studentesse universitarie, di famiglie ricche e privilegiate, alla ricerca del vero amore. La città in cui vivono, però, è Riad, capitale dell'Arabia Saudita, e la società nella quale si muovono impone loro un numero infinito di regole e comportamenti, spesso dettati dalla famiglia o dalla comunità che non tengono in considerazione i loro desideri. Attraverso resoconti di un'anonima narratrice, che invia i propri scritti via internet, l'unico mezzo di comunicazione privata possibile, prendono forma le storie di Qamra, in continua lotta contro le tradizioni familiari e contro la propria debolezza; di Michelle, per metà araba e per metà americana, incapace di sopportare le restrizioni della società saudita e per questo vittima della maldicenza; di Sadim, ferita da un amore che la condizionerà per la vita; e di Lamis, forte e determinata a conquistare sia l'uomo di cui si è innamorata sia la libertà in un altro paese. Ragazze che condividono la medesima estrazione ma che hanno desideri e caratteri differenti, e per questo riescono a creare una loro piccola comunità, a farsi forza l'una con l'altra, a imparare dagli errori altrui in un contesto che ne permette pochissimi a chi cerca l'indipendenza. Opera di una studentessa venticinquenne, "Ragazze di Riad" è un romanzo incredibilmente onesto sulla condizione femminile in una società come quella saudita, e per questo ha subito forti censure in patria. Ma è anche, e soprattutto, un racconto sulla ricerca dell'amore a tutti i costi".
"Ragazze di Riad" è un libro che parla di amore e della ricerca di esso da parte di 4 ragazze dell'alta società saudita. Ma il libro, scritto in forma di continue email da parte di una fonte anonima e amica delle 4 protagoniste, tratta soprattutto (in maniera molto leggera, frizzante e toccante) l'essere donne e il sentire l'amore.
Alsanea Rajaa ci parla della società Saudita, dei matrimoni combinati, delle discriminazioni sociali che subiscono le donne e dell'autorità assoluta che hanno gli uomini della famiglia.
Non vi voglio troppo sbilanciare nel parlarvene visto che recensire questo libro vuol dire anche spoileraro.
Quel che posso dirvi è che "Ragazze di Riad" è un libro che mette in evidenza come l'essere donne vada oltre la società di provenienza, il paese di origine e le credenze, essere donne prima di tutto vuol dire essere umani.
Bella gente, mentre gironzolavo fra i miei blog preferiti sono capitata in un post scritto dalla mitica Mareva dal titolo "Listography #1" e non potevo che non copiarle l'idea sia a lei che a Nadia.
La rubrica consiste nel postare ogni settimana per un anno delle liste riguardo la prorpia vita (per ulteriori spiegazioni guardate qui, oppure il qui che è il post di Mareva o qui che è il post di Nada, oppureguardateovunquecheanarchiasia). Le liste comprendo i più svariati argomenti, da i propri film o cantanti preferite ai primi amori. Le liste sono tratte da Listography - Your Life in Lists che trovate in vendita su Amazon, ma dal momento che le mie finanze sono precarie (essendo io una povera squattrinata aspirante infermiera ergo studentessa universitario che svolge un tirocinio non retribuito) copierò le varie liste da compilare da Nadia o Mareva (ormai i loro nomi li sto ripetendo allo sfinimento e se leggeste quello che scrivono capireste che faccio bene a ripeterveli).
Finiti i convenevoli, direi di cominciare!
Firsts
● First car
Una clio usata e stra ammaccata che amo alla follia, sebbene le prime guide le abbia fatte su delle macchine che a me sembravano dei trasatlantici per la loro mole.
● First kiss
Io sono una pignola e una romanticona, quindi divido il primo bacio in due primi baci. Il primo bacio che dai nella vita, quello sul quale ti sei fatta mille aspettative e parementali e poi c'è il primo bacio che dai nel quale ti accorgi che quella persona è La Persona (con L e la P maiuscole). Il primo non ve lo sto a raccontare perchè è stato una cosa pessima, fatta d'impulso a 12anni. Il secondo deve ancora capitare e nel caso non capiti inizierò ad allevare gatti.
● First drug
Non ho mai fumato nemmeno una sigaretta, figuriamoci provare la droga.
● First religion
Dico solo No Comment, la religione è uno di quegli argomenti che non mi sembra il caso di trattare qui.
● First best friend
La prima migliore amica si chiama come me, l'ho conosciuta il primo giorno di scuola della prima elementare. Siamo finite in punizione assieme il secondo giorno di scuola e da li non ci siamo più separate. Abbiamo vissuto in simbiosi fino ai 15 anni per poi, come era giusto che fosse, separarci per qualche anno per capire cosa volevamo non in funzione dell'altra. A 17 anni dopo tante mancanze e affetto, ci siamo ritrovate e adesso lei c'è ancora, in maniera diversa, forte e bella, ma c'è e ci sarà.
● First telephone
Un catorcio della Simens che mi comprarono i miei come regalo di promozione alle medie, ma io lo adoravo nella sua disfunzionalità.
● First book
L'ho ancora, ma mamma l'ha messo in una parte della libreria troppo alta da raggiungere mettendomi in piedi sulla sedia e io sono troppo svogliata per prendere una scala. Comunque era un libro bellissimo, coloratissimo che mia madre (gran amante dei boschi e della natura) aveva comprato apposta per me. Narrava la storia di uno scoiattolino e della sua vita nel bosco. Era bello, e i disegni erano pieni dei colori della natura. Ci sono affezionata, appena avrò tempo lo tiro giù e me lo rileggo e magari vi dico anche il titolo.
"Il Rumore dei Tuoi Passi" di Valentina D'Urbano
- 21:33:00
- By Federica R
- 73 Comments
Lettori Very Superficial, buona sera! :) Sono tornata o almeno ci provo. Lo so, ultimamente vi ho abbandonati, ma l'università e la mia vita mi stanno prendendo tutto il tempo a disposizione. Vi leggo sempre però, anche quelle volte che presa dalla pigrizia o dalla stanchezza non vi commento. Spero abbiate passato delle buone vacanze, riposandovi, ingrassando e divertendovi.
La rubrica "Lettore Very Superficial" rimarrà sempre al Lunedì (ogni volta che mi sarà possibile e spero che lo sia sempre o almeno spesso). Vi chiederete: "Perché sta psicopatica, allora, ci scrive di Venerdì?". Domanda legittima, la risposta è perché ho letto un libro che mi ha colpito così tanto che non potevo non parlarvene subito.
Oggi, vi parlerò del libro "Il Rumore dei Tuoi Passi" di Valentina D'Urbano, pubblicato da Longanesi.
Autrice: Valentina D'Urbano
I gemelli li chiamavano, Alfredo e Beatrice, uniti non dal sangue ma dalla vita. Uguali eppure così diversi. Cresciuti entrambi nella "Fortezza" uno dei quartieri più degradati della città per quelli di fuori, ma per loro casa. Una casa degli orrori nei quali riecheggiavano le loro risate di bambini. Ma ora non sono più bambini, Beatrice ha 21 anni e Alfredo non c'è più. Ma la loro storia è scritta nella mura della "Fortezza", la loro storia Beatrice la racconta, perché anche "il più povero dei poveracci merita di avere una storia".
Ho letto "Il Rumore dei Tuoi Passi" in una nottata, tutto d'un fiato, senza nemmeno una pausa. Sono stata stregata dalla storia di Beatrice e Alfredo, dalla bravura devastante di una giovane autrice capace di descrivere nella maniera più fisiologica e delicatamente forte una realtà che dai più è definita "degradante".
Valentina D'Urbano è una giovane promessa della narrativa italiana ed è impossibile non rimanere stregati davanti alle sue parole. Ha una scrittura complessa, fredda e ben calcolata. E nella lucidità e durezza delle sue parole il lettore viene stregato, intrappolato e coinvolto. I dialoghi sono pochi ma essenziali. Il lettore si trova davanti a un monologo interiore, al fiume di sentimenti ed emozioni che prova la protagonista.
I protagonisti sono Beatrice e Alfredo, un Alfredo che è presente nel modo in cui Beatrice l'ha vissuto e visto. Un Alfredo che non conosceremo mai realmente affondo, se non nel modo in cui Beatrice l'ha conosciuto. Siamo davanti a un amore nato per caso, nato nell'odio, che forse amore non è mai stato oppure lo è sempre stato nel suo essere disfatto, pronto a sgretolarsi al minimo contatto con la vita. L'amore di Beatrice e Alfredo negato, mai dichiarato, così fermo a loro due soli, così lontano dalla vita ma così vicino alla distruzione e all'autodistruzione.
Glaciale è l'ambiente dove si sviluppa la vicenda: "La Fortezza". Un ambiente ristagnante, chiuso al mondo esterno, un microsistema escluso dalla societa esterna e che a sua volta esclude il mondo esterno. "La Fortezza" è il luogo dove girano spacciatori, dove le case sono occupate con la forza, dove accadono omicidi e risse, dove i bambini smettono di andare a scuola finite le elementari. Un luogo dove nessun bambino dovrebbe crescere, un posto dove bambini solo alla nascita perché adulti lo si diventa in fretta, prima del tempo quando per il mondo esterno si dovrebbe ancora essere creature innocenti. "La Fortezza" segna, ma paradossalmente protegge colore che ci crescono. Sotto questo aspetto la mia mente ha richiamato la "teoria dell'ostrica" di Verga. Una volta che ci si allontana dal proprio luogo di nascita, dal proprio porto sicuro, ogni volta che qualcuno prova a fuggire dalla propria condizione aspirando attraverso il progresso a qualcosa di migliore, ecco che accade una tragedia. E l'equilibrio già precario che vi è fra Alfredo e Beatrice viene incrinato, quando Beatrice esce dalla "Fortezza". La rottura di quell'equilibrio sarà l'inizio della fine. Valentina D'Urbano ci racconta la storia di due perdenti e di un amore destinato a seguire la loro natura. Siamo davanti agli sconfitti della società, davanti a coloro che ciò che provano è tutto ciò che hanno ma va posto in secondo piano, perché ogni energia va spesa per la sopravvivenza.
Io vi consiglio fortemente di leggere "Il Rumore dei Tuoi Passi", che è uno di quel libro capace di scavare nell'anima e di colpire dritto allo stomaco.
La rubrica "Lettore Very Superficial" rimarrà sempre al Lunedì (ogni volta che mi sarà possibile e spero che lo sia sempre o almeno spesso). Vi chiederete: "Perché sta psicopatica, allora, ci scrive di Venerdì?". Domanda legittima, la risposta è perché ho letto un libro che mi ha colpito così tanto che non potevo non parlarvene subito.
Oggi, vi parlerò del libro "Il Rumore dei Tuoi Passi" di Valentina D'Urbano, pubblicato da Longanesi.
Autrice: Valentina D'Urbano
Titolo: Il Rumore Dei Tuoi Passi
Casa editrice: Longanesi
Collana: La Gaja Scienza
Pagine: 319
Prezzo libro cartaceo: € 14,90
Collana: La Gaja Scienza
Pagine: 319
Prezzo libro cartaceo: € 14,90
Prezzo Ebook: € 6,99
"Io lo so che Alfredo non era buono, che non lo amava nessuno.
Perchè se hai qualcuno che ti ama, non corri il rischio di morire solo come un cane.
Se hai qualcuno che ti ama, forse ti salvi."
I gemelli li chiamavano, Alfredo e Beatrice, uniti non dal sangue ma dalla vita. Uguali eppure così diversi. Cresciuti entrambi nella "Fortezza" uno dei quartieri più degradati della città per quelli di fuori, ma per loro casa. Una casa degli orrori nei quali riecheggiavano le loro risate di bambini. Ma ora non sono più bambini, Beatrice ha 21 anni e Alfredo non c'è più. Ma la loro storia è scritta nella mura della "Fortezza", la loro storia Beatrice la racconta, perché anche "il più povero dei poveracci merita di avere una storia".
Ho letto "Il Rumore dei Tuoi Passi" in una nottata, tutto d'un fiato, senza nemmeno una pausa. Sono stata stregata dalla storia di Beatrice e Alfredo, dalla bravura devastante di una giovane autrice capace di descrivere nella maniera più fisiologica e delicatamente forte una realtà che dai più è definita "degradante".
Valentina D'Urbano è una giovane promessa della narrativa italiana ed è impossibile non rimanere stregati davanti alle sue parole. Ha una scrittura complessa, fredda e ben calcolata. E nella lucidità e durezza delle sue parole il lettore viene stregato, intrappolato e coinvolto. I dialoghi sono pochi ma essenziali. Il lettore si trova davanti a un monologo interiore, al fiume di sentimenti ed emozioni che prova la protagonista.
I protagonisti sono Beatrice e Alfredo, un Alfredo che è presente nel modo in cui Beatrice l'ha vissuto e visto. Un Alfredo che non conosceremo mai realmente affondo, se non nel modo in cui Beatrice l'ha conosciuto. Siamo davanti a un amore nato per caso, nato nell'odio, che forse amore non è mai stato oppure lo è sempre stato nel suo essere disfatto, pronto a sgretolarsi al minimo contatto con la vita. L'amore di Beatrice e Alfredo negato, mai dichiarato, così fermo a loro due soli, così lontano dalla vita ma così vicino alla distruzione e all'autodistruzione.
Glaciale è l'ambiente dove si sviluppa la vicenda: "La Fortezza". Un ambiente ristagnante, chiuso al mondo esterno, un microsistema escluso dalla societa esterna e che a sua volta esclude il mondo esterno. "La Fortezza" è il luogo dove girano spacciatori, dove le case sono occupate con la forza, dove accadono omicidi e risse, dove i bambini smettono di andare a scuola finite le elementari. Un luogo dove nessun bambino dovrebbe crescere, un posto dove bambini solo alla nascita perché adulti lo si diventa in fretta, prima del tempo quando per il mondo esterno si dovrebbe ancora essere creature innocenti. "La Fortezza" segna, ma paradossalmente protegge colore che ci crescono. Sotto questo aspetto la mia mente ha richiamato la "teoria dell'ostrica" di Verga. Una volta che ci si allontana dal proprio luogo di nascita, dal proprio porto sicuro, ogni volta che qualcuno prova a fuggire dalla propria condizione aspirando attraverso il progresso a qualcosa di migliore, ecco che accade una tragedia. E l'equilibrio già precario che vi è fra Alfredo e Beatrice viene incrinato, quando Beatrice esce dalla "Fortezza". La rottura di quell'equilibrio sarà l'inizio della fine. Valentina D'Urbano ci racconta la storia di due perdenti e di un amore destinato a seguire la loro natura. Siamo davanti agli sconfitti della società, davanti a coloro che ciò che provano è tutto ciò che hanno ma va posto in secondo piano, perché ogni energia va spesa per la sopravvivenza.
Io vi consiglio fortemente di leggere "Il Rumore dei Tuoi Passi", che è uno di quel libro capace di scavare nell'anima e di colpire dritto allo stomaco.
"Il Mio Disastro Sei Tu" di Jamie McGuire
- 23:31:00
- By Federica R
- 5 Comments
Mie amati Lettori Very Superficial come state? Io molto indaffarata con l'università visto che la sessione invernale si avvicina con passo veloce e pesante.
Oggi, vi parlo di "Il Mio Disastro Sei Tu" di Jamie McGuire, tradotto da Adria Tissoni e pubblicato da Garzanti.
Oggi, vi parlo di "Il Mio Disastro Sei Tu" di Jamie McGuire, tradotto da Adria Tissoni e pubblicato da Garzanti.
Autrice: Jemie McGuire
Titolo: Il Mio Disastro Sei Tu
Casa editrice: Garzanti Libri
Collana: Narratori Moderni
Pagine: 363
Prezzo libro cartaceo: € 16,40
Collana: Narratori Moderni
Pagine: 363
Prezzo libro cartaceo: € 16,40
Prezzo Ebook: € 11,99
"Non aveva senso fingere di tenere alla propria dignità quando eri deciso a rovinartela!"
La trama del libro è la stessa di "Uno Splendido Disastro" però raccontata dal punto di vista di Travis, invece che di quello Abby.
Questo libro è stato molto atteso dai fan della coppia di un libro che è stato un fenomeno editoriale. Addirittura la Garzanti ha fatto scegliere ai fans la copertina del libro, e devo ammettere che è stata un ottima scelta. Il libro in se però a me non è piaciuto per niente. L'ho trovato noioso, lento ed estremamente ripetitivo. I dialoghi fra Travis ed Abby sono il copia incolla di quelli del primo libro, così come i sentimenti e i movimenti emotivi di Travis sono molto simili a quelli di Abby, depurandoli da quella mascolinità e virilità che era più idonea a un personaggio come quello del protagonista. L'unica cosa che salverei del libro è il rapporto che la scrittrice ci mostra esserci fra Travis e il padre. Anche il finale l'ho trovato banale, scontato e assurdo. Tirando le somme "Il Mio Disastro Sei Tu" è un libro che non mi sento di consigliarvi, almeno che non siate ossessionati dalla coppia formata dai due protagonisti del libro.
La McGuire ha annunciato che presto uscirà una serie di libri che avrà come protagonisti i fratelli Maddox!
Se è amore non fa male...Stop Alla Violenza sulle Donne! Stop alla Violenza!
- 21:00:00
- By Federica R
- 6 Comments
Se è amore non fa male.
Se è amore non lascia lividi, non crea bisogni di fasciature.
Se è amore ti fa sentire protetta, non ti ferisce apposta.
Se è amore non umilia, non ti degrada, non ti costringe ad avere segni sul tuo corpo e nella tua anima da coprire.
Se è amore non ti insulta e non ti offende, ma ti incoraggia e ti protegge.
Se è amore non ti costringe, ma ti aspetta, ti corteggia e ti desidera.
Si, se è amore non fa male....
Se è amore non lascia lividi, non crea bisogni di fasciature.
Se è amore ti fa sentire protetta, non ti ferisce apposta.
Se è amore non umilia, non ti degrada, non ti costringe ad avere segni sul tuo corpo e nella tua anima da coprire.
Se è amore non ti insulta e non ti offende, ma ti incoraggia e ti protegge.
Se è amore non ti costringe, ma ti aspetta, ti corteggia e ti desidera.
Si, se è amore non fa male....
Non sono una ballerina, ma sto mettendo in scena la più bellainterpretazione del "Lago dei Cigni" che io abbia mai visto!
- 03:29:00
- By Federica R
- 13 Comments
Ora, non prendetemi in giro ma mi sono iscritta a un corso di ballo dal fantasticoso e bizzarro nome: "gestualità femminile". Che impratica è una sottospecie di zumba integrata (appunto) con la gestualità femminile dei balli caraibici. Tradotto: sto imparando a sculettare e a scuotere a ritmo la mia terza scarsa. E mi sto divertendo come una pazza!
Mi ha costretto mia madre ad andare a provare con lei questo corso ed è stato bello, divertente e illuminante.
Non mi sono mai sentita a mio agio nella mia pelle. Mi vergogno come una ladra quando mi sento guardata o desiderata. Sempre sentita in colpa quando qualche ragazzo mi faceva dei complimenti sul mio corpo o sulla mia persona. A casa mia l'essere donne non si è mai vissuto del tutto appieno. Sono cresciuta in un ambiente che potrebbe benissimo essere la trasportazione ai nostri giorni di un libro di Jane Austen. Dove l'importante è essere delle ragazze innocenti, non provocanti, tutte casa e chiesa. Il che non è male. Io sono a favore del avere dei principi, ma essi non devono essere delle catene che ti costringono a sopprimere, giudicare e mortificare una parte di te.
Sentirsi belle e volersi sentire tali non è un crimine, e io per una vita mi sono sentita in colpa per ogni minimo sguardo o complimento che andasse oltre al "ti trovo carina".
Come se fosse un peccato attirare lo sguardo di qualcuno sul proprio corpo. Come se un ragazzo dovesse accettare solo il mio essere, e il mio corpo non fosse altro che un involucro ingombrante e imbarazzante.
Come se il mio corpo non appartenesse nemmeno a me, ma a qualcun altro.
Mi sono sentita per tutto questo tempo una proprietà destinata a passare di consegna da un uomo all'altro della mia vita.
Invece, non c'è nulla di male nell'essere sexy, nell'essere ben conscie dell'effetto che il nostro corpo fa su qualcun altro e di che effetto il corpo di un altra persona fa su di noi.
Una vita a sentirmi dire di non diventare la ragazza oggetto di qualcuno, e non mi ero accorta che l'essere un oggetto o meno non dipende solo dal sesso. Dipende da come ci si sente dentro, da come utilizzi e concedi quello che sei, anima e corpo compresi.
Sono cresciuta in un ambiente dove le ragazze belline, che ci tengono a farsi belle, che sanno flertare e che si sento a proprio agio nel loro corpo siano da non copiare. Ragazze frivole che concentrano tutto sulla loro apparenza. Inizio a pensare che in realtà, siano solo donne che stanno bene in ciò che sono. Che hanno visto che l'essere guardate, desiderate e volute non è una debolezza, anzi è una forza.
L'essere scelte fa bene alla salute.
E non si può separare il corpo da quello che si è dentro. Si può lavorare per far si che i due si amalmighino e rispettino a vicenda, che si completino.
Amarsi e farsi amare, senza fuggire dagli altri o da se stessi.
Abitare la pelle che si ha e permettere che gli altri l'apprezzino.
E si, ho capito tutto ciò mentre ero in una sala piena di donne con i tacchetti che sorridentemente scuoteva ogni curva del loro corpo. Mente io ero con tanto di converse, imbarazzata dal mio riflesso nello specchio. Sembravo un orso bruno drogato, sedato e in preda a crisi di panico e di spasmi muscolari. Mente loro erano bellissime. Era come se potessero prendersi qualsiasi cosa avessero voluto senza farsi tanti problemi. Come se sapessero dire di no senza sentirsi in torno o in colpa.
Sembravano non temere niente. E lo so, sicuramente anche loro avranno le loro paure, ma le sapevano ben coprire e ciò è una gran bella difesa.
Si, voglio imparare ad essere più femminile. A godermi il mio corpo e a capire come muoverlo per vivere al meglio la pelle che abito. Il movimento è vita, e il corpo crea movimento. Ho voglia di vivere e di vivere bene. Voglio iniziare questa metamorfosi. Non voglio più sentirmi un brutto anatroccolo, ora voglio diventare un cigno!
"Il Mio Angelo Segreto" di Federica Bosco
- 00:27:00
- By Federica R
- 0 Comments
Lettori Very Superficial, buon inizio settimana! Come state? Io stanca morta, oggi ho avuto 10 ore di lezione che non son state per nulla divertenti o entusiasmanti!
Oggi vi parlo di "Il Mio Angelo Segreto", seguito di "Innamorata di Un Angelo", scritto da Federica Bosco e pubblicato da Newton Compton.
Autrice: Federica Bosco
Titolo: Un Amore di Angelo
Oggi vi parlo di "Il Mio Angelo Segreto", seguito di "Innamorata di Un Angelo", scritto da Federica Bosco e pubblicato da Newton Compton.
Autrice: Federica Bosco
Titolo: Un Amore di Angelo
Casa editrice: Newton Compton
Collana: Anagramma
Pagine: 379
Prezzo libro cartaceo: € 5,90
Collana: Anagramma
Pagine: 379
Prezzo libro cartaceo: € 5,90
Prezzo Ebook: € 3,99
"Dopo aver respirato l'odore della morte non si guariva più.
Al massimo ci si convinceva, si negoziava e si scendeva a patti sperando, nella migliore delle ipotesi, di avere un pò di sollievo dal tempo."
Mia è sopravvissuta a quel giorno di Febbrario, quando il mare l'ha inghiottita. Mia è sopravvissuta, ma non è più quella di una volta, quella prima della morte di Patrick il suo unico vero grande amore. Sebbene il mare l'abbia risparmiata, le sue condizioni sono gravissime. Mia è in coma, in un luogo metafisico fra la vita e la morte. E mentre la sua mente viene affollata dalle voci dei suoi cari che la invitano a reagire, una sola voce, più forte delle altre si fa spazio dentro di se dandole la forza e la speranza di ripartire... Una voce a lei tanto familiare e amata che la convince che forse la morte non è la fine di tutto...
Vi informo sin da subito che nella mia recensione ci saranno alcuni spoiler, quindi se proprio (siete così folli) da voler leggere questo libro vi invito (con mio disappunto, visto che vi risparmierei una lettura di questo genere) a non leggere questa recensione.
Non vi parlerò dello stile di Federica Bosco: che è sempre frizzante e divertente ed è l'unica cosa che riesce a salvare questo libro dal disastro totale.
Non mi piace essere dura nei confronti dei libri, considerato il lavoro, il tempo e le parti di se che l'autore inserisce nel proprio lavoro. Ma è più forte di me, questo libro è realmente e indescrivibilmente brutto. Non ha un senso logico, non è coerente e non è nemmeno lontanamente vicino alla realtà. Mia che ha tentato il suicidio nel suo coma inizia a vedere Patrick che si scopre essere stato lui a salvarla. Ed è proprio da questo punto che il libro sarebbe, a mio parere, da defenestrare. Capisco che la Bosco voglia narrarci di un amore forte, più forte della morte ma non ha senso farlo in questo modo così irritante. Patrick, non ostante sia morto, è il protagonista maschile del romanzo. Lui vive nella testa di Mia, lui vivrà in questo limbo fino a che lei non smetterà di amarlo. E l'idea inizialmente non era male, se poi la Bosco non avesse sviluppato la storia con un Patrick che non è l'angelo custode di Mia, ma il suo ragazzo. Tanto che i due pensano pure di fare l'amore assieme. Idea che ho trovato ridicola e di cattivo gusto, visto che Patrick non è un miraggio di Mia ma un essere reale. Un amore che viene portato avanti, senza permettere alla protagonista di iniziare una nuova vita invece di sembrare una moderna Giovanna D'Arco. Un Angelo custode dovrebbe veliare su di te, aiutarti a reagire e andare avanti, ad abracciare la vita e non a legarti alla morte con un amore impossibile e ormai senza futuro.
Di cattivo gusto anche la storia che circonda Nina la sua migliore amica, che diventa una 16enne fuori di testa. Così fuori che si fa pure mettere incinta all'insaputa del ragazzo.
Anche la madre di Mia, perde la sua veridicità e la sua bellezza, per diventare un fantoccio in mano a propria figlia.
L'unico personaggio che salverei è la nonna Olga, che nella sua follia e nel suo essere totalmente al di fuori della realtà, almeno rimane un po più credibile.
A me personalmente questo libro non è piaciuto, non mi ha lasciato dentro alcun sentimento positivo. Anzi, il titolo della serie attira alla lettura anche lettrici giovanissime, e non so, quanto esso possa educativo per loro. Non voglio fare la moralista, sono per il fantasy (se poi si possa definire così questo libro), per gli amori eterni che sfidano convenzioni sociali, tempo e spazio. Ma lo devono fare in modo positivo, non in questa maniera macabra, dove le 16enni sanno tutto dalla vita e qualsiasi azione compiano per quanto estrema e autosidtruttiva alla fine porti a un trionfo per loro. La trilogia della Bosco si conclude con "Un Amore di Angelo" che ho letto a pezzettoni e l'ho trovato ancora più insulso dei primi due. Nel caso siate interessati alla trama dell'ultimo libro di questa trilogia vi posto (qui) il link dove trovare la trama.
"Innamorata di un Angelo" di Federica Bosco
- 00:05:00
- By Federica R
- 1 Comments
Lettori Very Superficial, come state? Io con la febbre, yuppy :(
Oggi, vi parlo di "Innamorata di un Angelo" di Federica Bosco, pubblicato dalla Newton Compton.
Autrice: Federica Bosco
Oggi, vi parlo di "Innamorata di un Angelo" di Federica Bosco, pubblicato dalla Newton Compton.
Autrice: Federica Bosco
Titolo: Innamorata di un Angelo
Casa editrice: Newton Compton
Collana: Anagramma
Pagine: 376
Prezzo libro cartaceo: € 12,90
Collana: Anagramma
Pagine: 376
Prezzo libro cartaceo: € 12,90
Prezzo Ebook: € 3,99
"Questo era il grande limite di chi era cresciuto con dei genitori che si amavano: credere di ereditare l'anima gemella come il colore degli occhi."
Mia ha quindici anni e due grandi amori: la danza e Patrick, il fratello maggiore della sua migliore amica. Se il suo amore per la danza è ben dichiarato e noto a tutti, quello per il fratello della sua migliore amica è tenuto ben nascosto dalla tenera età di 3 anni. Ma ora, Mia è entrata in una fase della vita complicata: l'adoloscenza. A un passo dagli esami e dall'audizione più importante della sua vita, quella per diventare studentessa di danza presso la prestigiosa Royal Ballet School di Londra, si riritroverà a dover fare i conti con il mondo degli adulti e con il peso delle proprie scelte. Entrare nel mondo degli adulti per quanto difficile, però può non essere così del tutto nocivo soprattutto se ciò la può portare un passo più vicino al cuore dell'amore della sua vita...
Parto dicendo che con questo libro ho avuto un rapporto conflittuale. Ho odiato la copertina, che richiama il genere fantasy, e non mi attirava per nulla nemmeno il titolo. Ma, visto che in molti ne parlavano bene, ho superato le mie perplessità e la mia scetticità, decidendo di leggerlo.
Lo stile di Federica Bosco mi è veramente piaciuto molto: frizzante, ironica, schietta, scorrevole, divertente, riflessiva e profonda (a tratti). Mi è piaciuto il modo in cui ha sviluppato i dialoghi, dando sempre un tocco di leggerezza e freschezza alla storia. Il lato dolente del libro è la trama, a mio avviso. Una trama che mi ha fatto proprio innervosire. Per quanto fosse bello, sincero e semi realistico il rapporto fra Mia e sua madre, ho trovato assurdo lo sviluppo della storia d'amore con Patrick. Una storia d'amore irrealistica che nasce dal nulla e si sviluppa nel nulla, dove Mia è al centro dell'attenzione e Patrick è più un analista che un fidanzato. Una storia d'amore senza ne capo e ne coda, che rasenta a momenti il paradossale. Insopportabile il continuo intercalare di Patrick che si rivolge sempre alla protagonista con il vezzeggiativo "piccola", che a un certo punto è capace di farti saltare i nervi. Nina, la migliore amica di Mia, all'inizio del libro è un personaggio simpatico e affabile, ma più si sviluppa la storia più la sua personalità viene distorta e imbruttita. Carl, inizialmente innamorato di Mia e dopo fidanzato di Nina, è il personaggio che più mi è piaciuto, non ostante a volte la Bosco sia finita per una sua denaturalizzazione. Carl ne complesso, però, è un personaggio ben riuscito, al quale volente o dolente mi ci sono affezionata e fino all'ultimo ho sperato che si mettesse con la protagonista. Il personaggio di Mia è contorto, strano, a volte stereotipato e irrealistico, ma anche molto interessante. Impossibile non rimanere divertiti al suo sarcasmo, e difficile è il non immedesimarsi e il non commuoversi davanti a quei sentimenti tipici dell'adolescenza che lei prova ma che anche tutti noi abbiamo provato. Solitudine, rabbia, non riconoscersi nel proprio corpo, sentirsi così grandi ma allo stesso tempo piccoli, spaesatezza e senso di un profondo e lancinante vuoto. Il punto di forza del libro, a mio avviso, è la descrizione di come si sente Mia, della sua situazione familiare dolorosa e fatta di continui abbandoni, sfiducie, tradimenti e abbandoni. Elena, la madre di mia, è un personaggio toccante e delicato ma allo stesso tempo forte. Più si va avanti nella storia, più il vuoto che prova Mia non è altro che lo specchio del vuoto che prova sua madre. Con la differenza che Mia non ha visto l'amore della sua vita abbandonarla, ma suo padre.
Ciò che mi ha dato realmente sui nervi, che mi ha lasciato con l'amore in bocca e con la voglia di andare a fare quattro chiacchiere con l'autrice per chiederle che accipigna avesse in testa quando ha scritto quelle dannate pagine, riguarda le ultime 50 pagine del libro. Che sono state, per il mio gusto personale, una disastrosa apocalisse e rovina per la trama. Ora, non vi svelo niente, ma se leggerete il libro, noterete come queste ultime pagine siano terribilmente incoerenti con la storia narrata prima. Mia commette gli stessi sbagli che aveva recriminato a Nina, si annulla totalmente, arrivando a sacrificare se stessa e i suoi sogni nel nome di Patrick. Un finale poi creato apposta per lasciare il lettore in uno stato di shock che a me invece, ha semplicemente fatto venire la voglia di bruciare una a una le 376 pagine lette. Trovo anche, considerando gli sviluppi, che alla storia manchi del "pepe", quella sensualità e quegli ormoni a palla tipici dell'adoloscenza. I dialoghi fra Patrick e Mia, mancano di erotismo, di complicità e di sensualità.
Tirando le somme, è un libro che non mi sento di consigliare perché nel suo complesso non mi ha entusiasmata, anzi mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Nel caso invece che vogliate leggerlo, vi informo che l'autrice ha pubblicato il seguito intitolato "Il Mio Angelo Segreto"!
"Tutto ciò che Sappiamo dell'Amore" di Colleen Hoover
- 00:13:00
- By Federica R
- 3 Comments
Lettori Very Superficial, come va? Vi sono un pochino mancata? (Dai, su, ditemi di si, così mi fate salire l'autostima :)!
Oggi, vi parlo di "Tutto ciò che Sappiamo dell'Amore" di Colleen Hoover, tradotto da G. Di Biase e pubblicato da Rizzoli.
Autrice: Colleen Hoover
Lake si è appena trasferita dal Texas in Michigan con la madre e il suo fratellino, dopo la matura e improvvisa morte del padre. Adattarsi a una vita nuova segnata da una grande mancanza non è così facile, ma ad aiutare la giovane ragazza vi è il suo, attraente e giovane vicino di casa, Will. Fra i due c'è sin da subito una grande intesa, e dall'amicizia si passa presto a qualcosa di più profondo e importante. Ma tutto sempre andare a rotoli, quando il primo giorno di scuola Lake non si ritrova come professore d'inglese proprio Will. I due sono così costretti a lasciarsi, ma stare lontani non sarà così facile...
"Tutto ciò che sappiamo dell'amore" è un libro carino, con una trama di partenza anche originale. La Hoover ha uno stile molto scorrevole e frizzante. I dialoghi son ben costruiti e sviluppati. Il problema di fondo, a mia idea, rimane il come viene sviluppata la trama. Troppo irrealistica e portata fino allo sfinimento al dramma e alla tragedia. Per quanto l'alchimia e la storia d'amore fra Will e Lake sia tenera, dolce e coinvolgente, viene (soprattutto dopo la prima metà del libro) messa in secondo piano da una serie di tragedie improbabili e strazianti. Will è il ragazzo perfetto, dolce, premuroso, ama la la poesia e la letteratura, e per finire ha sacrificato tutto per il suo fratellino.
Lake è una ragazza sveglia e ironica, a volte impacciata.
I personaggi secondari non mi hanno colpita più di tanto e gli ho trovati mal sviluppati. Così, come è totalmente irrealistica la madre di Lake, che più che fare la madre spesso si ritrova ad essere piegata ai voleri della figlia.
Tutto sommato il libro non è male, di certo lo lascerei fra le letture estive o vacanziere!
Oggi, vi parlo di "Tutto ciò che Sappiamo dell'Amore" di Colleen Hoover, tradotto da G. Di Biase e pubblicato da Rizzoli.
Autrice: Colleen Hoover
Titolo: Tutto ciò che Sappiamo dell'Amore
Casa editrice: Rizzoli
Collana: Rizzoli Narrativa
Pagine: 337
Prezzo libro cartaceo: € 16,00
Collana: Rizzoli Narrativa
Pagine: 337
Prezzo libro cartaceo: € 16,00
Prezzo Ebook: € 9,99
Lake si è appena trasferita dal Texas in Michigan con la madre e il suo fratellino, dopo la matura e improvvisa morte del padre. Adattarsi a una vita nuova segnata da una grande mancanza non è così facile, ma ad aiutare la giovane ragazza vi è il suo, attraente e giovane vicino di casa, Will. Fra i due c'è sin da subito una grande intesa, e dall'amicizia si passa presto a qualcosa di più profondo e importante. Ma tutto sempre andare a rotoli, quando il primo giorno di scuola Lake non si ritrova come professore d'inglese proprio Will. I due sono così costretti a lasciarsi, ma stare lontani non sarà così facile...
"Tutto ciò che sappiamo dell'amore" è un libro carino, con una trama di partenza anche originale. La Hoover ha uno stile molto scorrevole e frizzante. I dialoghi son ben costruiti e sviluppati. Il problema di fondo, a mia idea, rimane il come viene sviluppata la trama. Troppo irrealistica e portata fino allo sfinimento al dramma e alla tragedia. Per quanto l'alchimia e la storia d'amore fra Will e Lake sia tenera, dolce e coinvolgente, viene (soprattutto dopo la prima metà del libro) messa in secondo piano da una serie di tragedie improbabili e strazianti. Will è il ragazzo perfetto, dolce, premuroso, ama la la poesia e la letteratura, e per finire ha sacrificato tutto per il suo fratellino.
Lake è una ragazza sveglia e ironica, a volte impacciata.
I personaggi secondari non mi hanno colpita più di tanto e gli ho trovati mal sviluppati. Così, come è totalmente irrealistica la madre di Lake, che più che fare la madre spesso si ritrova ad essere piegata ai voleri della figlia.
Tutto sommato il libro non è male, di certo lo lascerei fra le letture estive o vacanziere!
"Uno Splendido Disastro" di Jamie McGuire
- 00:14:00
- By Federica R
- 3 Comments
Lettori Very Superficial, buon inizio settimana :) Come avete passato il week end? :)
Oggi vi parlo di "Uno Splendido Disastro" di Jamie McGuire, tradotto da A.F. Tissoni e pubblicato da Garzanti Libri.
Autrice: Jemie McGuire
Titolo: Uno Splendido Disastro
Casa editrice: Garzanti Libri
Collana: Narratori Moderni
Pagine: 335
Prezzo libro cartaceo: € 16,40
Collana: Narratori Moderni
Pagine: 335
Prezzo libro cartaceo: € 16,40
Prezzo Ebook: € 11,99
"So che siamo incasinati, d'accordo? Io sono impulsivo, irascibile e ti sento dentro come mai mi era capitato prima."
Abby Abernathy ha appena incominciato il college e ha tanta voglia di ricominciare e di iniziare una nuova vita tranquilla lontana dai fantasmi del suo passato. E tutto questo sarebbe stato anche possibile se America, la sua amica storia che ha scelto la sua stessa università, non si fosse fidanzata con Shepley famoso per essere il cugino di Travis Maddox. Travis è il ragazzo più sexy di tutto il college, non che campione di incontri di box clandestini all'interno dell'università. Abby fin dal primo momento che incontra il cugino di Shepley si rende conto di come esso sia il classico cattivo ragazzo, l'incarnazione di tutto quello da chi Abby scappa. Ma le vite dei due sono destinate a scontrarsi, soprattutto quando Abby perde una scommessa e sarà costretta a vivere per un mese sotto lo stesso tetto del famigerato Maddox. Ma si sa, non tutti i mali vengono per nuocere e anche i duri hanno un cuore.
Ho letto "Uno Splendido Disastro" solo perché una mia amica ha pensato bene di regalarmelo. In libreria lo scansavo con cura, sebbene molte recensioni ne parlassero anche piuttosto bene. Non so il perché ma avevo una antipatia tutta mia per questo libro. Detesto la copertina che a mio dire c'entra anche poco con il contenuto del libro. Comunque sia, devo ringraziare la mia amica per avermi fatto leggere questo libro che alla fine è stato un fatto mediatico per gli under 25 e non solo.
La McGuire ha uno stile frizzante, fresco e fluente. Non mancano frasi dolci e toccanti alternate a pezzi ironici e divertenti. Il modo di scrivere della McGuire a me è piaciuto ed è ciò che non rende noioso un libro dalla trama prevedibile.
Ebbene si, la trama è prevedibilissima, già dalla prima pagina si sa come andrà a finire la storia. Ciò, però contro ogni buon senso logico, non rende noioso il libro.
Il personaggi di Abby per me è da psicoanalisi. Molte delle sue scelte sono state per me incomprensibili e non sempre logiche. In più ho trovato alcune volte irritante e pesante il suo modo di rapportarsi con gli altri personaggi.
Travis, protagonista maschile assoluto del libro, mi ricorda un pò Ryan di "The O.C" e altri personaggi di telefilm e libri (alcuni suoi lati così protettivi nei confronti di Abby ricordano vagamente Edward di "Twilight", per esempio). Tutto sommato però è un personaggio che si fa amare e da una carica erotica (sebbene avvolte un po' forzata) indiscutibile.
America e Shepley sono due ottimi personaggi secondari e la loro storyline mi è piaciuta davvero molto. Finalmente due ragazzi normali, con nessun passato particolare alle spalle, che si amano e che affrontano assieme piccoli drammi quotidiani.
La storia narrata è uno dei classici per eccellenza: i due si amano ma c'è sempre qualcosa (imprevisti, passato, incomprensioni) che alla fine finisce per farli separare e poi riunire e così via all'infinito.
Il libro è un Young Adult e rispecchia perfettamente il genere. Le così tanto famose scene hot, sono poco hot ma molto dolci e romantiche. La scrittrice, da brava donna e conoscendo le giovani donne, non punta tanto sulla descrizione dell'atto sessuale in se, ma su quella carica erotica e quella attrazione fisica e mentale che vi è a monte. In poche parole il sesso è idealizzato e romanticizato, narrato in una maniera così delicata e tenera che fa colpo sulla 14enne che ognuna di noi ha dentro di se. La trama nel suo insieme funziona, il problema è (a mio parare) che mescola così tanti stereotipi delle storie d'amore dei telefilm e dei libri che alla fine confonde il lettore. La trama comprende incontri di pugilato clandestini, mafiosi, incendi, tentati omicidi, ecc... Troppa roba per un libro solo. Non ostante ciò la McGuire è riuscita a creare un ottimo prodotto commerciale che ha riscosso un discreto successo. Ora vi chiederete: ma quindi "Uno Splendido Disastro" ti è piaciuto o no?La mia risposta è ni (50% si e 50% no). Il mio consiglio è di leggerlo, soprattutto se siete delle romantiche incallite e delle telefilm addicted.
Le Riviste Patinate, ovvero, come riempire di paranoie le portatrici dicromosomi XX!
- 15:54:00
- By Federica R
- 2 Comments
Essere donne è complicato. Si ha a che fare con uomini idioti, con donne idiote che ti odiano o vogliano sedurre il tuo uomo idiota che (essendo per l'appunto idiota) rischia di cascarci come un pesce lesso, con figure famigliari maschili iperprotettive, con figure famigliari femminili pronte ad organizzarti il matrimonio appena vengono a conoscenza di un tuo appuntamento, con sogni nel cassetto che si prendono pure il posto dei vestiti nell'armadio e con incomprensioni con il mondo maschile e femminile basate sul fatto di essere donne (perché se è vero che "Gli Uomini Vengono da Marte, mentre le Donne da Venere" vi posso garantire che ogni paesello di Venere ha leggi e idee proprie con tanto di desideri che prevedono il saccheggio e l'annientamento del villaggietto limitrofo).
Per non parlare del ciclo (alias pancia che sembra esplodere dal male che fa), degli ormoni che un giorno ci convinco di essere donne libere ed emancipate pronte (se necessario) a un ritiro spirituale in solitaria per 7 anni in Tibet, e che il giorno dopo ci fanno venire gli occhi lucidi davanti a un bebè/cucciolodiqualsiasianimale/matrimoni/abitodasposa/fidanzamenti/convivenze/filmromantici.
In più, non gioca a nostro favore nemmeno il nostro corpo che a seconda del ciclo (malefico lui, che decreta la nostra felicità/infelicità) si gonfia e sgonfia manco fosse un palloncino. Un corpo fatto di seni che fanno male ogni mese per 7 giorni, di peli che non si rassegnano a non crescere, di punti di godimento rintracciabili con gps/mappegoogle/guidatoreesperto e brufoli che vanno e vengono ma che decidono di venire ogni qual volta tu abbia un impegno per te importante.
Insomma, come potete ben constatare da questo breve sunto, essere munite di due cromosomi X non è affatto semplice.
Ma a peggiorare questa situazione, già di per se precaria, si aggiungono le letture delle celeberrime riviste patinate.
Ecco, quelle riviste sono il male.
Ti attirano con i loro colori tenui e pastello, con i loro titoli ammaliatori e le loro copertine lucide e lisce. E tu, presa da un ingenuo ed atavico ricordo dei giornaletti che leggevi a 12enni, vieni presa dalla voglia di leggerle. D'altronde non può esserci nulla di così malvagio in una rivista che sembra aver scippato la carta parati della casa di Barbie per le proprie pagine, no!?! Invece, non sai che stai comprando la reincarnazione del male. All'interno non troverai amabili e utili consigli, ma solo un numero così spropositato di pippe mentali da far sbiancare il più problematico/sociopatico/riflessivo/razionale/irrazionale dei filosofi.
Riviste scritte da donne per le donne, che pretendono di capire gli uomini e le altre donne.
Insomma, pagine e pagine di pura follia e fantascienza senza una coerenza logico-narrativa (roba da 3 per la mia prof di lettere del triennio).
Così, ho deciso di riassumere (generalizzando) le più grandi scemenze/contraddizioni in cui sono incappata leggendo alcune di queste riviste:
- Essendo dotata di vagina devi per forza ambire a un lavoro super fashion e di tendenza che ti permetta di guadagnare bene, di lavorare sodo ma non troppo da farti rovinare la manicure, che ti faccia viaggiare nelle città più glamour per meeting e incontri lavorativi. Un lavoro che preveda anche un gabinetto creativo e stimolante, dove puoi sentirti gratificata anche mentre fai la pipì.
- Se non fai un lavoro come quello descritto sopra, allora sei estremamente Out. Ma, puoi guadagnare qualche puntino andando vestita a lavoro all'ultima moda. D'altronde chi non ha voglia di spendere tutti i soldi guadagnati in borse/vestiti/scarpe che valgono quanto un mese di stipendio? In più, tutte fremiamo dalla voglia di svegliarci con il sorgere del sole per renderci stra fashion per andare a lavoro. (Parlate con una che durante il tirocinio, quando aveva il turno di mattina, era già tanto se si toglieva i pantaloni del pigiama per uscire da quanto sono dell'idea che "ogni minuto a letto in più è un minuto guadagnato").
- Non ti puoi permettere una "giornata no" di completo scazzo con il mondo. Devi essere sempre frizzante, pacata, non devi far trasparire il tuo nervosismo (se no, come pensi di poter conquistare un milionario che faccia parte della nobilita inglese? Vuoi che la regina non venga alle tue nozze? O.o) ma neanche fingere di essere felice e contenta. Insomma, anche loro devono ancora capire che diavolo devi fare quando avresti voglia di tatuarti in frone un "andate tutti a fare in c**o" gigante.
- I metodi che consigliano per alleviare lo stress o i periodi neri sono attuabili solo in quattro casi: il primo è che voi siate le figlie di RockFeller o di qualche altro miliardario rifarcito di miliardi ( allora, spero che abbiate un fratello single che si innamori di me alla follia). Secondo, che voi siate sposate con qualche pezzo grosso della nobiltà europea (in questo caso presentatemi un suo agiato parente). Terzo, che voi siate delle escort e di quelle estremamente brave e famose. Quarto, che voi firmiate così tanti contratti ad Hollywood che pure Angelina e Brad vi chiedono consigli lavorativi a pagamento e con tanto di colazione alla mattina.
Si perché, solitamente questi metodi anti stress prevedono di minimo sindacale: mattinata tranquilla condita di tisane ai vari gusti, biscottini integrali, corso di yoga e pilates. Pomeriggio in SPA dove vi farete coccolare, massaggiare e oliare. Prima della chiusura dei negozi concedetevi (come se non ve ne foste già concessi abbastanza) qualche piccolo regalo. Una borsa, oppure un vestito o delle scarpe l'importante è che sia roba costosa e fashion. Prendetevi un week end per andare in soggiorno termale. (Dopo di che, siete rilassate e belle ma vivete sotto un ponte perché non avete più neanche l'ombra di un euro. Della serie, che in tutte le banche del mondo ci sta all'entrata un cartello di divieto d'accesso che circonda una foto del vostro viso, probabilmente una foto dove siete pure venute male).
- Per conquistare un uomo dovete essere decise ma non troppo, sicure di voi stesse ma non quel tanto da sembrare troppo sicure di voi stesse. Abili a letto, ma allo stesso tempo inesperte (manco fossimo sul set delle "50 Sfumature di grigio"). Sensuali ma allo stesso tempo naturali. Truccate ma quel tanto che sembrate non truccate. Vestite con abbinamento e accessori scelti apposta ma che diano l'idea che avete tirato fuori le prime due cosette trovate nell'armadio. Intraprendenti, ma anche titubanti. Esuberanti, ma anche introverse. Dirette, ma anche enigmatiche e misteriose. Giocate maliziosamente con le ciocche di capelli (non chiedetemi come si faccia, ma son sicura che ci sarà una università della Stati Uniti che ne starà studiando un metodo correttamente scientifico per farlo), con una mano sfiorateli il braccio, giocherellate con le dite della mano con la catenina che indossate per mettere in risalto il seno, sfiorateli la coscia e bevete in maniere sexy il drink (per far tutte ste cose assieme come minimo dovete avere 4 braccia!!). Guardatelo negli occhi ma allo stesso tempo distogliete lo sguardo (dovete essere strabiche in breve). Siate intelligenti e colte ma non troppo.
In poche parole dovete soffrire,
come minimo, di bipolarismo. Più doppie personalità avete, più probabilità avete di conquistare l'uomo dei vostro sogni.
- Da come lui mangia/beve/falacacca/falapipi/rigurgita/failruttinodopoilpasto/ordinadamangiare/ordinadabere/sceglieilfilm/leggequalcosa/guardaqualcosa/varieedeventuali potete capire: come bacia, se ci sa fare a letto, come si approccia in una relazione, se vi tradisce, se sarà un buon padre, se sarà un buon marito, ecc... Insomma, perché sprecare tempo con conoscenze varie e appuntamenti, osservate con discrezione (ATTENZIONE ciò può essere considerato Stalking nei paesi civilizzati) l'uomo da voi prescelto per qualche settimana durante l'arco di tutta la giornata e decidete in base ai suoi singoli comportamenti se è l'uomo che fa per voi. Nel caso che sia lui l'uomo perfetto, dopo aver pagato la cauzione e le spese legali per la vostra denuncia con tanto di arresto, potete andare da lui e presentarvi, questo se il tribunale non ha decretato che dovete stargli lontano un minimo di 200m.
- Per queste riviste patinate fare sesso richiede una preparazione mentale e fisica che nemmeno gli atleti alle olimpiadi devono avere. Voi pensavate (povere ingenue) che casalibera/camerainalbergo/auto/tenda/postoavostrascelta e la presenza del vostro lui e la giusta voglia di entrambi bastassero per un rapporto sessuale soddisfacente. Invece no!! Se si seguissero i consigli di queste riviste bisognerebbe programmare il sesso e iniziare a prepararsi come minimo 2 giorni prima e già così si è stretti con i tempi. La ceretta deve essere fatta massimo 3 giorni prima, affinché ogni parte del vostro corpo sia liscio ma non irritato o arrossato e che non si vi sia neanche l'ombra di un lontano puntino nero che preannunci infausto la futura crescita di un pelo. Fatevi uno scrub su tutto il corpo, oliatevi, incrematevi, inprofumatevi (c'è, appena arriva a baciarvi sul collo, questo se non è svenuto per tutto il profumo che avete addosso,deve sentire l'amarognolo pungente da profumo e crema in bocca!). Smaltate unghie di mani e piedi (è risaputo che a un uomo può scendere un erezione nel caso la sua partner non abbia lo smalto perfettamente in ordine). I capelli devono essere in messa in piega. Indossate intimo stra pizzoso e pieno di merletti oppure un intimo provocante con tanto di corsetto (io mi metto nei panni di questi poveri uomini. Imparano si e no a 18 anni come slacciare un reggiseno, che è pure cosa facile per la cronaca. Felici pensano che ormai il peggio è stato superato, la prima figura di cacchina surclassata. E invece no! Da brave gli complichiamo la vita con stringhetti, laccetti e gancetti!). Intimo vedo e non vedo, possibilmente di seta o di pizzo. Trucco natural. Lenzuola di seta, candele e luci soffuse. Poi, durante tutta la durata del rapporto (preliminari compresi) badate bene ad essere sempre perfette, come se foste voi le future modelle di Victoria's Secret (della serie Adriana Lima e Gisele Bundchen devono sembrare dei cessi in confronto a noi!).
- Per le donne più audaci poi ci sono vari consigli su come "ravvivare" il sesso nella coppia. Con metodi e consigli che almeno che non siate proprietarie di un Sexy Shop, che non abbiate per migliore amica e maestra una porno diva, che non siate slogate più di Barbie Ballerina e che non abbiate la faccia tosta di Rihanna nel video "Pour it Up", difficilmente riuscirete ad applicare senza poi andare a fare una figuraccia epica al pronto soccorso.
- I libri che spesso consigliano di leggere sono libri dal quale per forza di cosa sono tratti film, se no non meritano neppure di essere letti.
- La parte sulle tendenze della stagione sarebbero anche interessanti se non puntassero a farti andare in giro con abbinamenti assurdi e un trucco da fare invidia ai pagliacci del Grande Circo Soleil.
- Per non parlare delle diete che propongono, che sono al limite dell'assurdo. Anche se devo ammettere che la dieta del gelato è stata la dieta più gustosa e golosa che io abbia mai sentito!
La cosa però (e qui son pronta a scommeterci una birra) che ci spinge ancora a comprare questi giornali da psicopatiche, sono i test!
Dai, ammettetelo, i test sono quel revival da 14enni che fanno sempre bene alla salute!! :)
Lettori Very Superficial, come va? Io me la sto cavando abbastanza bene, sono in una fase di cambio di vita e quindi sono lunatica come non mai.
Oggi, vi parlo di un libro a me molto caro: "Chaos" di Oliver Lauren, tradotto da F. Flore e pubblicato da Piemme.
Se non avete letto "Delirium" che ho recensito(qui), allora vi sconsiglio di andare avanti nella lettura poiché vi rovinereste entrambi i libri (e noi non vogliamo che succeda questo, giusto!?!).
Autrice: Oliver Lauren
Titolo: Chaos
Lena è riuscita a salvarsi e a scappare nelle Terre Selvagge, lasciando però dietro di se, dall'altra parte della rete Alex il ragazzo di cui è innamorata e che l'ha salvato da una vita senza amore. Ma la vita va avanti, e Lena è intenzionata più che mai a portare avanti la rivolta contro il sistema che prevede, una volta compiuti i 18 anni, la somministrazione di una cura contro il Delirium, cioè l'amore. Ecco, che per raggiungere il suo obiettivo stringerà amicizie e alleanze con i ribelli che popolano le Terre Selvagge. Una volta addestrata, Lena sarà mandata in missione, il suo obiettivo è uno: Julian, figlio di uno dei massimi esponenti favorevoli alla cura. La vita di Julian sta per cambiare, così come la storia...
Questo secondo libro l'ho aspettato con intrepida frenesia, ma per una serie di impegni sono riuscita a leggerlo solo di recente.
"Chaos", secondo libro della trilogia di Oliver Lauren, è un libro che si articola su due piani temporali. Un piano temporale è ambientato nel passato, subito dopo che Lena è costretta a scappare sola nelle Terre Selvagge senza il suo amato Alex. Qui incontrerà nuovi personaggi, con i quali instaurerà dei rapporti di alleanza e amicizia, spicca il personaggio di Reven, giovane donna a capo di un gruppo di rivoltosi. Il secondo piano temporale è ambientato nel presente e segue la missione di Lena, cioè quella di rapire Julian e di consegnarlo ai ribelli.
Il vario "avanti e indietro" nel tempo non risulta fastidioso o dispersivo, anzi l'ho trovato essenziale alla autenticità del personaggio di Lena. Solo capendo che cosa ha dovuto affrontare la protagonista, il lettore può apprezzare questa nuova sua personalità. Se in "Delirium" Lena aveva scoperto l'amore, ora in "Chaos" scopre il dolore e l'odio. Impara a diventare forte, a cavarsela da sola, a prendersi cura di se, a combattere e a difendersi da sola. Lena non è più la neo 18enne che scopre l'amore e una vita diversa da quella che le era stata proposta, ora è una donna che sceglie. Sceglie la rivolta, sceglie l'odio e sceglie anche l'amore. Il suo è un continuo scoprire i sentimenti e un continuo scegliere il tipo di persona che vuole essere.
In questo secondo libro manca Alex, un personaggio che io avevo amato in "Delirium". Devo ammettere che la sua mancanza si sente, anche perché la scrittrice lascia fino all'ultima pagina il lettore all'oscuro riguardo a il destino di questo bellissimo personaggio. Alex sarà vivo o morto?
Mi è molto piaciuto il personaggio di Julian. All'inizio ero diffidente nei suoi confronti, pensavo che fosse un chiaro rimpiazzo della figura maschile di Alex. Invece, Julian e Alex in comune hanno ben poche cose. Julian vuole curarsi a rischio della propria vita per far felice suo padre, che però è un uomo senza sentimenti per via della cura. Julian è inteligente, dolce, ingenuo e sta imparando a scoprire i sentimenti. Ecco, è come si vi sia un chiasmo fra il primo e il secondo libro. Se in "Delirium" era Lena che veniva messa davanti a una nuova scelta e alla possibilità di amare, in questo secondo libro è Lena che insegna a un altra persona ad amare e a volere una vita che si possa definire tale.
Non mi ha convinto al 100% il personaggio di Reven che a tratti l'ho trovato non coerente e caricaturale.
La trama riprende i temi centrali del primo libro: l'amore, la ribellione e la differenza fra il bene e il male.
Alcune parti del libro mi hanno richiamato alla mente altri libri distopici come "Hungher Games" e "1984". Ma penso che sia normale, d'altronde ultimamente il genere distopico è così diffuso che sono inevitabili le assomiglianze fra i vari libri.
Il libro rimane, comunque, molto bello, questo grazie anche alla capacità di scrivere dell'autrice. Oliver Lauren è capace di mantenere un livello di scrittura alto ma allo stesso tempo scorrevole, pieno di colpi di scena e dialoghi toccanti e profondi, ma anche ironici.
L'ultima pagina poi lascia a bocca aperta e con l'ansia di sapere come finirà questa meravigliosa trilogia...
Insomma, se avete letto "Delirium" non potete non leggere "Chaos".
Oggi, vi parlo di un libro a me molto caro: "Chaos" di Oliver Lauren, tradotto da F. Flore e pubblicato da Piemme.
Se non avete letto "Delirium" che ho recensito
Autrice: Oliver Lauren
Titolo: Chaos
Casa editrice: Piemme
Collana: Freeway
Pagine: 317
Prezzo libro cartaceo: € 17,00
Collana: Freeway
Pagine: 317
Prezzo libro cartaceo: € 17,00
Prezzo Ebook: € 9,99
" Almeno, quando dormo posso sognare di
essere di nuovo con Alex, posso sognare di essere in un mondo
diverso. Qui, in questo mondo, non ho nulla: niente famiglia, niente
casa, nessun posto in cui andare. Alex non c’è più."
Lena è riuscita a salvarsi e a scappare nelle Terre Selvagge, lasciando però dietro di se, dall'altra parte della rete Alex il ragazzo di cui è innamorata e che l'ha salvato da una vita senza amore. Ma la vita va avanti, e Lena è intenzionata più che mai a portare avanti la rivolta contro il sistema che prevede, una volta compiuti i 18 anni, la somministrazione di una cura contro il Delirium, cioè l'amore. Ecco, che per raggiungere il suo obiettivo stringerà amicizie e alleanze con i ribelli che popolano le Terre Selvagge. Una volta addestrata, Lena sarà mandata in missione, il suo obiettivo è uno: Julian, figlio di uno dei massimi esponenti favorevoli alla cura. La vita di Julian sta per cambiare, così come la storia...
Questo secondo libro l'ho aspettato con intrepida frenesia, ma per una serie di impegni sono riuscita a leggerlo solo di recente.
"Chaos", secondo libro della trilogia di Oliver Lauren, è un libro che si articola su due piani temporali. Un piano temporale è ambientato nel passato, subito dopo che Lena è costretta a scappare sola nelle Terre Selvagge senza il suo amato Alex. Qui incontrerà nuovi personaggi, con i quali instaurerà dei rapporti di alleanza e amicizia, spicca il personaggio di Reven, giovane donna a capo di un gruppo di rivoltosi. Il secondo piano temporale è ambientato nel presente e segue la missione di Lena, cioè quella di rapire Julian e di consegnarlo ai ribelli.
Il vario "avanti e indietro" nel tempo non risulta fastidioso o dispersivo, anzi l'ho trovato essenziale alla autenticità del personaggio di Lena. Solo capendo che cosa ha dovuto affrontare la protagonista, il lettore può apprezzare questa nuova sua personalità. Se in "Delirium" Lena aveva scoperto l'amore, ora in "Chaos" scopre il dolore e l'odio. Impara a diventare forte, a cavarsela da sola, a prendersi cura di se, a combattere e a difendersi da sola. Lena non è più la neo 18enne che scopre l'amore e una vita diversa da quella che le era stata proposta, ora è una donna che sceglie. Sceglie la rivolta, sceglie l'odio e sceglie anche l'amore. Il suo è un continuo scoprire i sentimenti e un continuo scegliere il tipo di persona che vuole essere.
In questo secondo libro manca Alex, un personaggio che io avevo amato in "Delirium". Devo ammettere che la sua mancanza si sente, anche perché la scrittrice lascia fino all'ultima pagina il lettore all'oscuro riguardo a il destino di questo bellissimo personaggio. Alex sarà vivo o morto?
Mi è molto piaciuto il personaggio di Julian. All'inizio ero diffidente nei suoi confronti, pensavo che fosse un chiaro rimpiazzo della figura maschile di Alex. Invece, Julian e Alex in comune hanno ben poche cose. Julian vuole curarsi a rischio della propria vita per far felice suo padre, che però è un uomo senza sentimenti per via della cura. Julian è inteligente, dolce, ingenuo e sta imparando a scoprire i sentimenti. Ecco, è come si vi sia un chiasmo fra il primo e il secondo libro. Se in "Delirium" era Lena che veniva messa davanti a una nuova scelta e alla possibilità di amare, in questo secondo libro è Lena che insegna a un altra persona ad amare e a volere una vita che si possa definire tale.
Non mi ha convinto al 100% il personaggio di Reven che a tratti l'ho trovato non coerente e caricaturale.
La trama riprende i temi centrali del primo libro: l'amore, la ribellione e la differenza fra il bene e il male.
Alcune parti del libro mi hanno richiamato alla mente altri libri distopici come "Hungher Games" e "1984". Ma penso che sia normale, d'altronde ultimamente il genere distopico è così diffuso che sono inevitabili le assomiglianze fra i vari libri.
Il libro rimane, comunque, molto bello, questo grazie anche alla capacità di scrivere dell'autrice. Oliver Lauren è capace di mantenere un livello di scrittura alto ma allo stesso tempo scorrevole, pieno di colpi di scena e dialoghi toccanti e profondi, ma anche ironici.
L'ultima pagina poi lascia a bocca aperta e con l'ansia di sapere come finirà questa meravigliosa trilogia...
Insomma, se avete letto "Delirium" non potete non leggere "Chaos".













